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La gioia della fede

Meditazione quotidiana sulla Parola di Dio — Gv 16,16-20

Lettura

Il titolo di Cristo, cioè Messia, era da sempre oggetto di polemiche: andava inteso in senso politico, oppure spirituale? Quando esso veniva attribuito a Gesù, la discussione diventava molto animata. Ma ogni separazione fra cielo e terra ha generato danni a ripetizione. Afferma F. Rossi De Gasperis: «Il cielo non è altro se non la dimensione divina del mondo, che noi chiamiamo “questa terra”». Quando Paolo predica che Gesù è l’Unto, intende che in Lui tutta la Creazione viene consacrata; nel Messia tutto il popolo diventa messianico. In Gesù solo si stabilisce, in maniera perfetta e definitiva, la comunione del Padre con il mondo.

Meditazione

Gesù prende le distanze dal mondo che si oppone a Dio e ne fa volentieri a meno. La conseguenza per i discepoli è molto precisa: essi devono separarsi dal mondo, soprattutto da quel mondo che è presente in loro – guai dimenticarlo – perché nessuno deve illudersi o presumere di esserne immune! Il poco che Gesù mette in evidenza non va confuso con la pochezza o la miseria umana, poiché c’è un poco che conduce alla pusillanimità, virtù che è ben distinta dall’umiltà, mentre c’è invece un poco che fa crescere e che si vive come premura e affabilità verso tutto quello che ci è stato affidato. Tutto è poco se paragonato a Dio. Ciò che fa la differenza è il modo con cui si accoglie: come possesso, diritto, da prendere e consumare a proprio criterio, o come dono per cui rendere continuamente grazie. Rispetto a Gesù, anche la Messa è solo un piccolo segno, un poco; tuttavia, si può stare sull’altare o fra i banchi di chiesa con la sciatteria dell’abitudine, si può semplicemente “recitare” le formule liturgiche e rispondere a esse con la sola voce, oppure celebrare il mistero dell’Eucaristia, rinnovando la propria offerta al Padre nell’unico e irripetibile sacrificio del Cristo. Questo poco vale e si estende a tutti i sacramenti, alla Chiesa, ai ministeri ecclesiali, alle istituzioni ecclesiali, in breve, a tutto ciò che non è Dio, ma che proviene da Lui. La scala di Giacobbe (Gen 28) è un sogno per il Patriarca, per noi è la realtà quotidiana: non si confonde la casa di Dio con Dio, la porta del Cielo con il Cielo e, come discepoli, dobbiamo percorrere nei due sensi la gradinata che ci congiunge a Lui, per tornare da ogni cosa a Dio e ritrovare Dio in ogni cosa.

Preghiera

Maria, Causa nostrae laetitiae! Tu sei più del gaudio trionfante, tu sei intima letizia del cuore. Insegnaci a cambiare in gioia ogni nostra tristezza, facci sentire la presenza del Figlio tuo anche nel gemito e nel pianto, donaci di vivere con fede ogni giorno del poco della nostra piccola vita.

Agire

A imitazione di Maria, oggi vivrò bene la mia parte: i doni che ho ricevuto e il bene che potrò compiere, anche in un gesto, in una parola, in un piccolo invisibile sacrificio.

Meditazione del giorno a cura di don Marco Simbola, tratta dal mensile “Messa Meditazione”, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti info@edizioniart.it

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