Dona Adesso
Paris match

Paris match

La Francia cede all’effetto Francesco: il Papa sulla copertina di “Paris Match”. Intervista a 360°

Povertà, dignità umana, capitalismo, ambiente, tra i temi del colloquio con il magazine d’Oltralpe. Poi la confessione: “Sono un prete di strada. Mi piacerebbe passeggiare per Roma e mangiare una pizza”

Alla fine anche la ‘tiepida’ Francia ha ceduto all’effetto Francesco. Il Papa argentino è infatti il protagonista della copertina di questa settimana della nota rivista Paris Match, solitamente riservata a celebrità sportive o dello spettacolo. Il magazine d’Oltralpe ha dedicato un’ampia intervista al Papa, raccolta dalla vaticanista Caroline Pigozzi, dove ricorrono temi come povertà, dignità umana, critiche al capitalismo, ambiente. Insomma, nulla di nuovo (si pensava a qualche rivelazione sull’eventuale viaggio in Francia, tanto desiderato dai cattolici del Paese), né di ‘scandaloso’ (neanche un cenno alla questione dell’ambasciatore gay Laurent Stefanini o all’outing di mons. Charamsa), ma solo le tematiche a lui più care. 

Spiccano, tuttavia, le note di colore personali che il Papa argentino rivela in ogni colloquio diretto con la stampa. Ad esempio, la formazione gesuitica che ringrazia per avergli regalato “il discernimento caro a sant’Ignazio, la quotidiana ricerca per meglio conoscere il Signore e seguirlo sempre più da vicino”. Oppure la devozione a Santa Teresa di Lisieux, “una delle sante che più ci parla della grazia di Dio e di come Dio si prenda cura di noi”, a cui si affida ancora oggi nei momenti difficoltà, e quella per i suoi genitori Luis e Zelìa, che canonizzerà il prossimo 18 ottobre, “una coppia di evangelizzatori che hanno testimoniato la bellezza della fede in Gesù. Tra le mura domestiche e fuori”.  

Spiccano anche le dichiarazioni del tipo: “Sono sempre stato un prete di strada” e “anche adesso mi piacerebbe passeggiare per le strade di Roma, città molto bella”.  Magari vestito “semplicemente come un prete?”, domanda la giornalista. “Non ho abbandonato del tutto il clergyman nero sotto la tonaca bianca!”, risponde Bergoglio, e ribadisce ancora una volta il suo desiderio di “mangiare una buona pizza con gli amici”: “So che non è facile, anzi praticamente impossibile. Quello che non mi manca mai è il contatto con la gente. Ne incontro tantissima, molta di più rispetto a quando ero a Buenos Aires, e questo mi dà molta gioia! Quando abbraccio le persone che incontro, so che è Gesù a tenermi tra le sue braccia”.

Papa Francesco parla anche della scelta del nome, spiegando, come già in passato, che al momento della elezione in Cappella Sistina “mi ha motivato non tanto il messaggio di san Francesco sulla creazione ma il suo modo di vivere la povertà evangelica”. 

A proposito di povertà, sono durissime le critiche che rivolge al sistema economico attuale. Un sistema “ingiusto”, afferma, dove prevalgono il capitalismo e il profitto, che di per sé “non sono diabolici, se non vengono trasformati in idoli”. “Non lo sono, se restano degli strumenti”, precisa; al contrario, “se il bene comune e la dignità degli esseri umani passano al secondo, per non dire al terzo, posto, se il denaro e il profitto diventano feticci da adorare, allora le nostre società vanno in rovina”.

“L’umanità – è quindi l’appello del Santo Padre – e l’intera creazione devono smetterla di essere al servizio del denaro” e rimettere invece al centro “la persona umana, la sua dignità, il bene comune, le generazioni future che popoleranno la terra dopo di noi” che altrimenti finiranno per vivere in un “cumulo di macerie e di sporcizia”. “Il cristiano è incline al realismo, non al catastrofismo – soggiunge -. Anche se, proprio per questo motivo, non possiamo nasconderci un’evidenza : il sistema attuale è insostenibile”. 

Come insostenibile è pure il progressivo degrado ambientale, stigmatizzato nella recente Enciclica Laudato Si’. Al riguardo, il Papa afferma: “La nostra casa comune è inquinata, non cessa di deteriorarsi, c’è bisogno dell’impegno di tutti, occorre proteggere l’uomo dall’auto-distruzione”. Lo sguardo si volge quindi a dicembre quando si terrà a Parigi la conferenza dell’Onu sul clima, la cosiddetta Cop21, esprimendo l’auspicio che il summit “possa contribuire a scelte concrete, condivise e e con obiettivi che puntino, a lungo termine, al bene comune”.

Non manca nel colloquio un riferimento ai conflitti che piagano i territori del Medio Oriente, Siria e Iraq in particolare. A riguardo Francesco ricorda il “dovere umano di agire di fronte all’urgenza”, senza tralasciare di occuparsi “delle cause di quanto accaduto”.  Perchè “non ci si può rassegnare di fronte al fatto che queste comunità, oggi minoritarie nel Medio Oriente, siano costrette ad abbandonare le loro case, le loro terre”. Inoltre, “non dimentichiamo l’ipocrisia di tutti questi potenti della terra che parlano tanto di pace ma che, sotto banco, vendono armi”, aggiunge il Papa.

E sottolinea che, come Vaticano, “cerchiamo di incoraggiare attraverso il dialogo la soluzione dei conflitti e la costruzione della pace. Cerchiamo instancabilmente le voci pacifiche e negoziali per risolvere le crisi e i conflitti”. “La Santa Sede – assicura – non ha interessi propri da difendere sulla scena internazionale, ma si tratta attraverso tutti i canali possibili per incoraggiare gli incontri, i dialoghi e i processi di pace, il rispetto dei diritti umani”. Anche perché, precisa Bergoglio, “sulle questioni più delicate l’azione del Papa e della Santa Sede resta indipendente dal grado di simpatia o di entusiasmo che suscitano in un momento o l’altro alcune personalità”.

Vengono ricordati quindi viaggi in paesi come Albania e Bosnia Erzegovina, dove – dice il Pontefice – “ho provato a mostrare degli esempi di coesistenza e collaborazione tra uomini e donne che appartengono a diverse religioni, affinché superino le ferite ancora aperte che sono state provocate da recenti tragedie”. D’altronde, è questo ciò che richiede il Vangelo: “Che noi siamo costruttori di ponti e non di muri”, evidenzia il Papa.

“Io non faccio dei progetti, non mi occupo né di strategia né di politica internazionale”, chiarisce poi, “sono cosciente che in molte circostanze la voce della Chiesa è una ‘vox clamantis’ nel deserto’”. Tuttavia quando un ‘colpo grosso’ riesce, come il disgelo Usa-Cuba, comunque “non bisogna esagerare il ruolo del Papa e della Santa Sede… Noi abbiamo solo cercato di favorire il dialogo dei responsabili dei paesi e, soprattutto, abbiamo pregato”.

About Salvatore Cernuzio

Crotone, Italia Laurea triennale in Scienze della comunicazione, informazione e marketing e Laurea specialistica in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Radio Vaticana. Roma Sette. "Ecclesia in Urbe". Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma. Secondo classificato nella categoria Giovani della II edizione del Premio Giuseppe De Carli per l'informazione religiosa

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione