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La Francia apre “la porta all’eutanasia”?

Il presidente Hollande caldeggia un dibattito parlamentare per una nuova legge sul fine vita. Cresce però il dissenso: “La legge introdurrà il diritto alla sedazione, che introduce l’eutanasia”

Un nuovo dibattito intorno al tema della vita torna ad animare l’opinione pubblica francese. Quel “passo verso l’eutanasia” promesso dal presidente François Hollande durante la campagna elettorale del 2012 sembra aver iniziato a compiersi lo scorso 12 dicembre. In quella data presso l’Eliseo sono stati accolti i deputati Alain Claeys (Partito Socialista) e Jean Leonetti (Ump), i quali hanno consegnato un rapporto sul fine vita richiesto a giugno dallo stesso Hollande per innescare un iter rapido verso un testo di legge.

Il capo di Stato, sottolineando che “è giunto ormai il momento di intraprendere la discussione parlamentare su queste basi”, ha affermato che già a gennaio “può essere organizzato” un dibattito senza voto alla luce delle raccomandazioni contenute nel documento stilato dai due deputati. Leonetti fu il relatore, nel 2005, dell’attuale legge sul fine vita francese, la quale secondo Hollande “lascia delle domande in sospeso” che un nuovo quadro normativo avrebbe il compito di evadere.

Le domande cui allude il presidente transalpino penetrano il tema dell’eutanasia, espressamente vietata dalla legge Leonetti. Il rapporto presentato la settimana scorsa propone invece di recuperare il concetto con l’istituzione di un diritto dei pazienti “a una sedazione profonda e continua” fino al decesso in caso di malattia giudicata incurabile e “con prognosi infausta a breve termine”. Al fine di rendere più efficace l’attuazione, il rapporto si preoccupa poi di neutralizzare eventuali obiezioni di coscienza da parte dei medici obbligandoli a seguire le “direttive anticipate” dei pazienti.

Medici che, secondo mons. Pierre d’Ornellas, arcivescovo di Rennes che segue le questioni bioetiche per la Conferenza episcopale, si troverebbero dinanzi a una “incertezza sull’obiettivo perseguito” quando “su richiesta del paziente”, dovranno predisporre “un trattamento a scopo antalgico e sedativo fino al decesso”.

Il presule, pur riconoscendo intenzioni lodevoli di fondo del rapporto, osserva che “nessuna legge rimuoverà il fatto che la morte è difficile perché è sempre una prova”. A tal proposito invita ad evitare di “generare il mito della morte serena” poiché “la vulnerabilità è il nostro destino comune” ed “essa richiede un sovrappiù di fraternità che ci costringe a considerare che non c’è mai una vita inutile”.

In queste ore la protesta verso quella che definiscono “una porta all’eutanasia” sta montando tra i camici bianchi francesi. In 60 città si sono riuniti gruppi di medici per esprimere pubblicamente le loro preoccupazioni a seguito del rapporto presentato al capo di Stato la scorsa settimana. Il dott. Philippe Lourme, oncologo presso l’ospedale di Boulogne-sur-Mer, riferisce a La Semaine dans le Boulonnaische la legge del 2005, approvata all’unanimità, “è molto ben fatta” giacché “impedisce una terapia aggressiva, terreno fertile per la legalizzazione dell’eutanasia, e incoraggia la cura palliativa per accompagnare il paziente alla fine della vita”.

Sulla stessa lunghezza d’onda di questo medico con anni di esperienza alle spalle, anche i giovani studenti in medicina riuniti nell’associazione Soigner Dans la dignité. Per la prima volta essi esprimono una posizione su un tema di interesse politico: “Abbiamo scelto questo lungo e difficile cammino di studi medici – scrivono – per accompagnare le persone da un estremo all’altro dell’esistenza, nel pieno rispetto di ciò che è la vita”. Pertanto – aggiungono – “parlare di una ‘sedazione profonda e continua’ o di ‘morte assistita’ sembra permettere una procedura medica collegata direttamente alla volontà di abbreviare la vita di un paziente”.

Le perifrasi contenute nel rapporto non convincono nemmeno la Confederazione delle associazioni familiari cattoliche. Se si approvasse una legge sulla scorta di quel documento – riflette la Confederazione – “la sottile zona tra il ‘dare la morte’ e ‘lenire il dolore’ si attenuerà ancora di più, correndo il rischio di condurre le persone verso un vero e proprio diritto a morire”.

Secondo Ludovine La Rochère, presidente di Manif pour Tous, “i francesi non si fanno ingannare dalla strategia del Governo, che procede lentamente verso l’eutanasia attraverso questo nuovo diritto di sedazione”. Per questo, preannuncia La Rochère, c’è da attendersi una “massiccia mobilitazione”. Forse già a gennaio, quando inizierà il dibattito parlamentare.

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