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La fiaba amara di Giulietta e Romeo in scena al Globe Theatre di Roma

Tra sogno e realtà per la regia di Gigi Proietti

“Oh Romeo Romeo perché sei tu Romeo!? Rinnega tuo padre, rifiuta il tuo nome, o se non vuoi, giura che mi ami e non sarò più una Capuleti. Solo il tuo nome è mio nemico: tu sei tu. Che vuol dire Montecchi? Non è una mano, né un piede, né un braccio, né un viso […] Che cos’è un nome? Quella che chiamiamo ‘rosa’ anche con un altro nome avrebbe il suo profumo”.

È questo il notissimo monologo di Giulietta Capuleti alla luna quando affacciata nel suo palazzo veronese invoca Romeo Montecchi, il suo innamorato e nemico della sua famiglia. Ed è in questa strofa l’attualità e la sapienza del Bardo. Ancora oggi i sentimenti sono contrastati per differenze di censo, di etnia o di religione. Allora come oggi l’amore è posto in secondo piano rispetto all’interesse e al conformismo. E l’altro che sia lo straniero o il diverso invece di ricevere un abbraccio è spesso rifiutato innescando un vortice di odio che come in questa tragedia si ritorce contro i responsabili.

La regia. Ed è appunto in questa trasposizione moderna, rievocativa dei fasti antichi che si cimenta il maestro del teatro italiano, l’inimitabile Gigi Proietti che nel suo teatro – Il Silvano Toti Globe Theatre di Villa Borghese – con la sua levità riesce a passare da un’epoca all’altra, dalla contemporaneità alla Verona del XVII secolo, passando per una festa in maschera in casa Capuleti: lo spartiacque da un’epoca all’altra, dal rock n roll al minuetto, in un passo di danza. E il regista Proietti pone volutamente l’accento in questa rinnovata Giulietta e Romeo sul tema dell’incomunicabilità familiare ossia l’incapacità di certe famiglie di entrare in relazione con i più giovani, senza sforzarsi di decodificarne i codici, inadeguati a compiere il salto generazionale.

Ed è appunto un saggio consiglio e un po’ di comprensione che agognavano i due innamorati, i quali nella morte hanno trovato la pace mancata alle loro casate, dominate da antico odio e lotte intestine per il potere e il prestigio. Una saggezza qui, invece, incarnata dalla Chiesa, nella pietas di Frate Lorenzo, che con la saggezza e l’umanità che lo contraddistingue cerca di sopperire alla superbia delle due nobili stirpe, ostacolato comunque dal destino che attraverso la scure della Signora Morte si prefigge di punire la loro cieca tracotanza.

Gli attori. Una scenografia semplice e scarna riempita dalla bravura della compagnia – quasi tutti giovanissimi – che con professionalità alternano il teatro danza a performance tragiche di grande spessore. Senz’altro bravi i due protagonisti: Giulietta nei panni ormai consueti di Mimosa Campironi – presente sulla scena artistica italiana tra Shakespeare e la musica pop – e Romeo interpretato da Matteo Vignati, nella X stagione di Don Matteo e tra i protagonisti de “Il  Coriolano”, vincitore nel 2015 della rassegna “Salviamo i talenti” del Teatro Vittoria. Tra gli ex de “Il Coriolano” – opera giovanile di Shakespeare – anche Matteo Milani che convince con il suo Tebaldo, cui infonde la giusta dose di veemenza e insolenza. Altrettanto talentuoso e brioso è Alessandro Averone che interpreta Mercuzio, il fido amico di Romeo che in sua difesa sacrifica la vita. Anche lui, tra il grande schermo con “Questi giorni” di Giuseppe Piccioni, di ritorno dal consenso veneziano all’avanguardia teatrale con “Kvetch” dell’inglese Steven Berkoff. Davvero perfetto nel ruolo di Fra Lorenzo è Gianluigi Fogacci che con naturalezza alterna sonori sganassoni a profonde riflessioni: un mix di carisma e sensibilità sapientemente dosati.

Una pièce da consigliare per rivivere i sospiri dell’adolescenza e riflettere sugli effetti dell’odio e della brama di potere, in un modo che solo Shakespeare sa fare, che a 400 anni dalla sua morte, ancora sa emozionare, grazie anche alla sofisticata regia di Gigi Proietti, che ci lascia coll’illusione di sognare e la certezza di aver vissuto.

Fino al 2 ottobre al Silvano Toti Globe Theatre.

***

“Giulietta e Romeo”

di William Shakespeare

per la regia di Gigi Proietti

traduzione di Angelo Dellagiacoma

Interpreti

Mercuzio:  Alessandro Averone

Giulietta: Mimosa Campironi

Balia: Francesca Ciocchetti

Capuleti: Martino Duane

Paride: Diego Facciotti

Frate Lorenzo: Gianluigi Fogacci

Montecchi: Roberto Mantonvani

Donna Capuleti: Loredana Piedimonte

Benvolio: Gugliemo Poggi

Principe: Raffaele Proietti

Tebaldo: Matteo Milani

Romeo: Matteo Vignati

 

 

 

 

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