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La fede bambina di un’attrice matura

Daniela Poggi racconta come è riuscita a coniugare la sua sete di spiritualità con la passione per la recitazione

Non c’è festival, prova teatrale o set cinematografico che la trattenga: la domenica deve andare a messa. Daniela Poggi, attrice ligure, è conosciuta da tutti per la conduzione su Rai 3 (2000-2005) di Chi l’ha visto e Una notte con Zeus.

Dai riflettori del cinema all’impegno tra i cittadini (assessorato alla cultura e diritti degli animali), il filo conduttore è sempre la ricerca della Verità. Una donna matura artisticamente e spiritualmente che tuttavia non smette di porsi domande importanti.

Ha interpretato la Madre di Gesù in Paolo di Tarso per la Rai (2000) e ora i teatri delle diocesi italiane la vedono protagonista dell’universo sacro del femminile nei panni di una mistica. Nella pausa prove di questo monologo L’Amore impaziente, regia di Silvio Peroni, l’attrice è felice di incontrarci.

Per San Paolo, l’Amore è paziente nel celebre Inno alla carità. Cosa s’intende invece con il titolo del suo monologo per il Giubileo?

L’Amore impaziente è semplicemente un titolo letterario voluto dall’autrice Valeria Moretti per descrivere un amore “impaziente, saziativo, esercitativo, ansioso”. La figura femminile del testo, fin da bambina, è innamorata del suo Gesù. Questo titolo ha un significato teatrale che provoca l’umanità di ciascuno di noi, sublimata dall’incontro con l’Amore degli amori.

Da Medea a Tina Modotti, tanti ruoli teatrali impegnativi fino alle mistiche cristiane: sceglie lei questi personaggi?

No, è un incontro! Sono personaggi giunti in momenti precisi della mia vita, magari quando ero giovanissima non ero pronta ad avvicinarli. Queste donne hanno dato risposte alle mie domande e, lavorandoci, ho fatto anche un percorso interiore oltre l’interpretazione.

La sua non è stata una conversione: lei ha sempre cercato Dio?

Io mi sono formata dalle suore ed ho fatto il cammino dei sacramenti. Ho avuto il mio periodo di ribellione fino a quando, crescendo, tra interrogativi esistenziali, ho approfondito le mie radici cattoliche piuttosto che lasciarmi avvicinare da altre religioni. Nel rapporto con la mia fede mantengo un cuore bambino; anche se non trovo risposte mi abbandono con la preghiera a questo fiume che è la vita.

Quando era in collegio dalle suore, avrebbe mai immaginato di indossare un giorno l’abito in scena?

La prima volta che mi è stato proposto un ruolo da suora venivo da personaggi televisivi e cinematografici lontani dalla spiritualità di cui si nutre anche una consacrata. Sono stata felice di indossare questi panni, penso a suor Enrichetta Alfieri, oggi beata. In questo set, circondata dalle sue consorelle e ascoltando suggerimenti, ho respirato anche la tenacia di questa sposa di Cristo, donna bella, ironica e combattiva.

I messaggi di papa Francesco scuotono anche la categoria degli attori?

Questo pontefice comunica con tutti, a maggior ragione con noi artisti che siamo personaggi conosciuti. Il personaggio pubblico è emulabile, perciò, nella vita come nel lavoro, dobbiamo riflettere per le nostre scelte. È una bella responsabilità che vivo soprattutto negli ultimi venti anni di maturità.

Esiste un luogo segreto dove Daniela Poggi si ritira a leggere o meditare?

Preferisco meditare e pregare vivendo il contatto con la natura, passeggiando oppure seduta sotto un albero. Mi piace guardare il cielo e dialogare con i miei genitori, immaginando che mi vedano dalle nuvole. Se tocco le foglie o respiro natura.

C’è una figura femminile della Bibbia che l’affascina e vorrebbe conoscere meglio per raccontarla?

Nei giorni della Passione antecedente la Pasqua ho pensato tanto al dolore di Maria, madre del Cristo, non come figura iconografica ma attendo che si possa raccontare con cura lo strazio di questa donna. Ad esempio, penso alle immagini evocate dal canto Madre io vorrei, che mi commuove ogni volta a messa.

 

 

 

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