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La Croce è vita

Meditazioni sulla Passione e sulla Pasqua di Gesù del card. Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede

“La via verso il futuro non è la secolarizzazione della Chiesa, ma la cristianizzazione del mondo! Questo è il nucleo del messaggio della passione, della morte e della risurrezione di Gesù Cristo, l’essenza della Buona Novella e la via della Chiesa: sulle tracce di Gesù percorriamo la via della sequela, che ci porta dalla passione, attraverso la Croce, alla risurrezione e alla vita eterna”.

Così il cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, ha scritto nel libro La Croce è vita, pubblicato dalle Edizione ARES.

Si tratta di una testimonianza scritta di getto nella certezza che “il Venerdì Santo è temporaneo – la Pasqua invece è eterna”. Perché “soltanto nella Croce c’è Salvezza, nella Croce c’è Vita, nella Croce c’è Speranza”

Nell’introduzione al volume Cesare Cavalleri ha scritto: “L’itinerario dal Mercoledì delle Ceneri all’effimero trionfo della Domenica delle Palme, al mistero eucaristico e sacerdotale del Giovedì Santo, alla Passione e Morte da contemplare in ginocchio nel Venerdì Santo, alla gloria della Pasqua, al congedo terreno dell’Ascensione e al mandato apostolico di Pentecoste, viene percorso in queste pagine secondo una duplice dimensione: innanzitutto il card. Müller ha sempre presente che la vita cristiana va vissuta nella Chiesa. Nessun solipsismo, è ammissibile, nessuna pretesa di compiere da soli la propria santificazione e, ancor peggio, di redimere il mondo con le proprie forze […].

La seconda dimensione è sacramentale. La meditazione della Parola conduce necessariamente al convito del Pane eucaristico: “La Chiesa vive della presenza sacramentale di Gesù Cristo e da Lui trae la sua missione. In Cristo ella è il sacramento universale della salvezza del mondo”. Il cristiano, reso figlio di Dio nel Battesimo, purificato e perdonato nel sacramento della Penitenza, sperimenta l’abisso dell’amore di Dio che si fa cibo per noi, assimilandoci a Sé. Ed è talmente connaturata la dimensione sacramentale nelle meditazioni dell’Autore, che egli, proprio nelle ultime pagine dedicate all’apertura apostolica della Pentecoste, richiama sinteticamente tutti e sette i sacramenti che nutrono la Chiesa”.

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