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Comunità di Sant'Egidio

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La Comunità di Sant’Egidio diventa Osservatore Permanente dell’Oim

Il nuovo status all’interno dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni è stato ratificato ieri

La Comunità di Sant’Egidio entra a far parte, come Osservatore Permanente, dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim). La formalizzazione del nuovo status è avvenuta ieri a Ginevra, durante il 107esimo Consiglio dell’Oim.

Il nuovo status della Comunità di Sant’Egidio in seno al consiglio OIM è stato accompagnato dalla redazione di un Memorandum di intesa, che sarà firmato oggi a Ginevra dal Direttore Generale dell’OIM, William Lacy Swing, e dal Segretario Generale della Comunità di Sant’Egidio, Cesare Giacomo Zucconi.

“Dopo anni di collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, siamo lieti che la collaborazione tra l’OIM e la Comunità possa entrare in una nuova fase”, ha commentato Federico Soda, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento dell’OIM per il Mediterraneo, come riferisce Vatican Insider.

“Il Memorandum di intesa – ha proseguito – definisce alcune importanti aree di cooperazione tra le due organizzazioni, con una particolare attenzione alla promozione di canali legali di entrata per migranti e rifugiati – tra cui un rafforzamento dello strumento del ricongiungimento familiare – e sottolinea la necessità dell’apertura di corridoi umanitari per migranti che si trovano in situazioni di emergenza. Il documento mette anche in rilievo l’importanza di avviare collaborazioni e sinergie nei paesi di origine di migranti e rifugiati”.

Dal canto suo Mauro Garofalo, responsabile delle relazioni internazionali della Comunità di Sant’Egidio, ha detto: “Di fronte alla sfida globale posta da migranti e rifugiati c’è bisogno di collaborazione tra organismi internazionali, Stati e società civile. È quanto dimostra il progetto pilota dei corridoi umanitari, nato da una positiva sinergia tra la società civile e le istituzioni italiane e ora allo studio di altri Paesi europei”.

Finora sono 500 gli immigrati giunti in Italia dal Libano (in gran parte siriani fuggiti dalla guerra) grazie a un progetto pilota della Comunità di Sant’Egidio avviato in accordo con lo Stato italiano, che prevede l’apertura di corridoi umanitari per persone in particolare difficoltà. Il progetto dovrebbe far arrivare altri 500 immigrati entro il 2017.

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