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Migrants in Hungary

Migrants in Hungary - Wikimedia Commons

La Chiesa in Polonia e l’apertura ai profughi

L’immigrazione nel paese è un fenomeno nuovo che suscita anche paure ma l’episcopato, prima ancora dell’appello del Papa, ha sempre incoraggiato la popolazione all’accoglienza

La Polonia non si trova lungo la strada dei principali flussi migratori in Europa. Non ci sono connessioni dirette con le principali rotte di migrazione verso Europa (mediterranea orientale, centrale e occidentale) che attraversino il territorio polacco. Esiste la cosiddetta rotta orientale europea che non è molto attiva e ha piuttosto impatto locale.

Nel 2015 in Polonia sono state presentate 12.325 richieste di asilo. La maggior parte delle richieste riguardava i cittadini della Federazione Russa (ceceni) 7989, dell’Ucraina 2305, e di altri Paesi, per esempio: Georgia – 394, Siria – 295, Armenia – 195. Allora i problemi non sono uguali a quelli che si presentano nella maggior parte dei Paesi membri UE.

Nel primo trimestre del 2016 sono state presentate 2627 richieste di asilo. A parte le due nazionalità principali sopra menzionate, è opportuno annotare richieste dalla Turchia (curdi) e Tagikistan (circa 300)*.

La Polonia è un Paese omogeneo dal punto di vista etnico. Il fenomeno dell’immigrazione in generale (dei profughi e rifugiati in particolare) è nuovo, diverso, è strano per un polacco medio. Per questo motivo, anche se secondo le statistiche ufficiali relative agli stranieri che legalmente soggiornano in Polonia, la loro percentuale sull’intera popolazione polacca è del solo 0,4%, esistono grandi paure. Il motivo di queste è da ricercarsi nella mancanza del dibattito pubblico, nella materia complicata della legge e delle procedure di migrazione, in un coinvolgimento non sufficiente degli organi di governo pubblici, delle organizzazioni non governative ecc. Non esiste alcuna idea per la migrazione in UE e neanche in Polonia.

Sfortunatamente queste paure sono alimentate da alcuni partiti politici, e da dichiarazioni non appropriate fatte da politici. C’è una paura dei musulmani artificialmente creata, comprensibile del resto per certi versi (attacchi terroristici). La Polonia confina con la Germania, che ha una grande popolazione musulmana, e sul confine non vengono eseguiti alcuni controlli regolari. L’agglomerazione di Berlino dista 80 km dai confini della Polonia, e da molti anni non sono stati registrati alcuni incidenti.

Per quanto riguarda i migranti, hanno avuto luogo alcuni incidenti poco piacevoli:

1) le città di Suwalki, Lomza e Bialystok: attacchi sui richiedenti asilo che risiedono in quelle zone e sono in attesa di decisione di asilo oppure sono persone a cui l’asilo è già stato concesso.

2) “Gruppi militari” volontari che violano il diritto alla libertà e detengono rifugiati siriani a Zgorzelec (valico di frontiera con Germania: siriani che vengono in Polonia a fare la spesa per via di prezzi più bassi): il caso è successo nel febbraio del 2016.

3) Attacchi agli studenti esteri (dalla carnagione scura) che vengono in Polonia nell’ambito del programma Erasmus (maggio, aprile).

4) Marce di gruppi nazionalistici (con un messaggio chiaro agli estranei: non lasciate le vostre case) Varsavia, Breslavia.

Non esiste alcun programma sistematico che permetta di insegnare ai polacchi la diversità sulla base della religione, razza, cultura ecc. Ci sono alcuni programmi condotti a livello locale oppure focalizzati su specifici gruppi target (l’organizzazione non governativa ‘Multiocalenie’: programma per gli agenti della polizia e le guardie di confine).

Grazie alla generosità dei cattolici polacchi è stato possibile aiutare i profughi provenienti tra l’altro dal Sudan, Nigeria, Egitto, Libano, Siria, e Iraq. I vescovi polacchi, dal 2009, organizzano nelle loro diocesi delle raccolte di fondi destinate ai profughi e dei quali usufruiscono non solo i cristiani. È motivo di gratitudine nei confronti dei cattolici in Polonia l’aver raccolto solamente nel 2014 oltre 5mln di zloty (1,2mln di euro) a favore dei profughi. La Caritas in Polonia aiuta attualmente circa 3000 persone provenienti dall’Africa, Europa dell’Est e altri migranti.

Dichiarazioni dell’episcopato polacco

  1. Prima ancora che Papa Francesco lanciasse il suo appello che “ogni famiglia ospiti una famiglia di profughi” (Angelus del 6 settembre 2015), il Presidente della Conferenza episcopale di Polonia, mons. Stanisław Gądecki, aveva chiesto il 5 settembre 2015 che ogni parrocchia accogliesse i profughi.
  2. L’8 settembre 2016 la Presidenza della Conferenza Episcopale Polacca scrive: “La Chiesa cattolica in Polonia, chiamata a prestare sostegno ad altre persone, in maniera particolare nell’Anno della Misericordia farà tutto che sarà nel suo potere per aiutare i profughi nella loro drammatica situazione”. Nella stessa occasione, – affidava alla Caritas Polska la responsabilità di organizzare e di coordinare le iniziative relative all’aiuto ai profughi a livello diocesano attraverso le Caritas diocesane; – ricordava la responsabilità delle autorità nazionali nel dover garantire il controllo, la sicurezza, e i servizi di base per i profughi.
  3. Il 30 giugno 2016 nella sede della Conferenza Episcopale Polacca veniva firmato Il Messaggio delle Chiese cristiane in Polonia riguardo alla soluzione del problema dei migranti: “Non dovremmo perdere di vista la ragione principale dell’attuale crisi migratoria, e cioè le guerre nel Medio Oriente, e in Africa. Da lì scaturisce la necessità di pregare per la pace, di continuare gli sforzi di mediazione e di appellarsi incessantemente alla coscienza dei governanti. Molte persone sono rimaste nei propri paesi, e lì attendono che il nostro aiuto arrivi direttamente nelle regioni colpite. Al contempo dobbiamo prenderci cura di coloro che hanno deciso di lasciare la terra dei loro avi. Chiediamo ai fedeli delle nostre Chiese di pregare e di prestare aiuto ai bisognosi. Non possiamo abbandonare la ricerca di soluzioni della crisi in atto”.
  4. Il 10 luglio scorso Mons. Gądecki incoraggia ad accogliere i profughi. Durante l’omelia a Jasna Góra il 10 luglio, mons. Stanisław Gądecki lanciava un forte appello ai fedeli della Chiesa polacca alla misericordia e all’accoglienza verso chi fugge da guerre, violenze e persecuzioni. Egli ha rammentato inoltre l’appello lanciato da Papa Francesco durante l’Angelus del 6 settembre 2015 “affinché ogni parrocchia ogni convento e ogni santuario in Europa accogliesse una famiglia di profughi” durante il Giubileo. “Papa Francesco è quindi a favore di una politica di integrazione e non quella di multiculturalismo auspicato da ambienti di sinistra”, ha detto il numero uno dei presuli della Polonia.

*Le statistiche sono disponibili sul sito ufficiale dell’Autorità per gli Stranieri: udsc.gov.pl/statystyki

[A cura del rev. Pawel Rytel-Andrianik, portavoce della Conferenza Episcopale Polacca]

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