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La Chiesa deve “affiancarsi alle famiglie che vivono nelle difficoltà”

Lo afferma mons. Sergio Nicolli, direttore dell’ufficio per la famiglia della CEI, tra i relatori del convegno “Custodire l’umano. Il bene della famiglia”

È iniziato ieri, 27 agosto, a Bellamonte in Val di Fiemme, il convegno di tre giorni promosso dalla Cooperativa Frate Jacopa dal titolo “Custodire l’umano. Il bene della famiglia”. La relazione introduttiva dell’evento è stata affidata a mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Tra le personalità intervenute, anche mons. Sergio Nicolli, parroco a Rovereto nonché direttore dell’ufficio per la famiglia della Conferenza episcopale italiana.

Mons. Nicolli ha posto il proprio accento soprattutto sulle fragilità che spesso si riscontrano all’interno dei nuclei familiari. Parlando alla Radio vaticana dei progetti di matrimonio cristiano falliti, il presule ha detto che spesso le persone che ne sono protagoniste si sentono come “i cocci di un vaso rotto”, degli “avanzi di un bel progetto andato a male”. Per questo, ha proseguito, diventa importante il compito della Chiesa di “affiancarsi alle famiglie che vivono nelle difficoltà, perché sono in crisi, oppure delle persone che hanno fallito questo progetto di matrimonio e aiutarle a ritrovare, all’interno di una situazione cambiata, la presenza di un Dio che si fa tenerezza, che accompagna le sensazioni di sofferenza, che non lascia perdere nessuno”.

Parole che mons. Nicolli attua concretamente attraverso un’iniziativa che conduce da ormai 15 anni con gruppi composti da persone separate. “Io spesso, quando parlo in giro, dico che tra tutti i gruppi che ho seguito, in oltre 40 anni di sacerdozio, il gruppo dei separati è il gruppo in cui ho trovato dei capolavori della grazia di Dio, dove ho visto veramente che lo Spirito è capace di scolpire dei capolavori anche da situazioni che sembravano umanamente fallite”. Una constatazione che ha fatto scoprire a mons. Nicolli “lì dove c’è la sofferenza, dove c’è anche il fallimento, è possibile ritrovare un disegno di Dio, che valorizzi la sofferenza in maniera positiva”.

A proposito del prossimo Sinodo sulla famiglia, che inizierà ad ottobre, mons Nicolli si augura che sia occasione affinché “la Chiesa sia capace di dare un’immagine davvero di un Dio che si china sui fallimenti umani, che non lascia perdere nessuna storia”. Una Chiesa che, “senza abbassare il tenore della proposta”, sia capace di “valorizzare anche le situazioni di sofferenza e riuscire a far cantare l’amore pure in queste situazioni”.

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