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La casa comune può essere salvaguardata da un consumo solidale?

Il periodo delle vacanze, specie se trascorso in località di montagna, può permettere di riscoprire prodotti biologici ed ecologici che rispettano la dignità del lavoratore e l’etica aziendale

Il mese di agosto è alle porte e per molte famiglie italiane si avvicina il tempo delle vacanze, un tempo privilegiato per il riposo e per la riflessione. Coloro che hanno scelto la montagna come luogo di villeggiatura, avranno l’occasione di contemplare la grandezza, la bontà e la bellezza del creato, il quale rimanda all’opera del creatore e richiama alla responsabilità della custodia della casa comune, come viene ricordato nell’ultima enciclica di papa Francesco, Laudato Si’.

Camminare tra i boschi cercando di raggiungere il rifiugio situato sulla prossimità della vetta, permette non solo di staccarsi dalla vita sedentaria, ma soprattutto offre la possibilità di immergersi nella freschezza della natura, dalla quale normalmente viviamo lontani, distaccati e distratti.

Una delle aberrazioni del nostro tempo è l’assoluto potere della tecnologia, che degenera nella tentazione per l’uomo di volersi sostituire a Dio. È il fenomeno della babele tecnologica che, invece di utilizzare avveniristici metodi di costruzione (come avvene per gli abitanti della Mesopotamia), sfrutta la potenzialità delle nanotecnologie e delle proprietà elettrofisiche di nuovi materiali. È cambiata la tecnologia, sono passati molti anni ma l’intento dell’uomo che non ha conosciuto Dio rimane sempre lo stesso: arrivare e diventare come Dio, peccando di superbia. Gli effetti di questa cultura ideologica è già visibile ai nostri occhi: una finta globalizzazione che manifesta i suoi limiti, con le tante divisioni, incomprensioni e contraddizioni tra gli abitanti della nostra casa comune, la madre terra.

Vivendo a contattato con l’altezza delle montagne, la purezza dei laghi, i colori e gli odori dei fiori, la freschezza dell’aria, si avverte la consapevolezza che tutte queste bellezze non son opera dell’uomo ma sono il frutto della creazione di Dio.

L’uomo stesso, che normalmente tutto l’anno è impegnato nella sua attività lavorativa, trova un tempo di riposo nel quale egli stesso avverte la sua piccolezza davanti alla maestosità e alla perfezione delle bellezze naturali. Questa sensazione di umiltà e piccolezza porta a percepire la grandezza della dignità dell’uomo come parte integrante del piano divino, un disegno di amore che vuole già da questa terra donare pace, armonia e condivisione tra il cosmo e l’uomo.

Quella tranquilità che tutti sperimentano tra i verdi paesaggi montuosi è in realtà una pace che raggiunge il cuore dell’uomo, perchè immerso nella bellezza e nella bontà della natura.

Questa contemplazione e meditazione è alla portata di tutti, a condizione che il creato venga mantenuto il più possibile incontaminato, senza troppe manipolazioni o sottrazioni da parte dell’uomo.

Questa è la sfida dei nostri tempi, alla quale ogni abitante della terra è chiamato a dare il suo contributo. Ma cosa può fare il singolo cittadino per mantenere inalterato il creato senza sfruttarlo eccessivamente? Come evitare di lasciare solo macerie, inquinamento e rifiuti alla generazioni future? Le scelte quotidiane possono dare un contributo effettivo alla salvaguardia dell’ambiente?

Davanti alla potenza delle lobby e delle multinazionali, che convertono i campi da coltivazione di prodotti agricoli in terreni di produzione per il biocarburante, davanti alle politiche mondiali che rimandano continuamente la produzione di massa di energia pulita a discapito della salute dell’aria, la popolazione mondiale ha dalla sua parte la grande arma del consumo etico e solidale.

In varie parti del mondo stanno nascendo varie associazioni e cooperative, le quali acquistano esclusivamente generi di prodotti biologici ed ecologici, i quali rispettano la dignità del lavoratore che l’ha prodotto, premiano l’etica dell’azienda che l’ha fabbricato, e soprattutto non causano danno alla salute dei consumatori.

Non ultimo è l’aspetto economico: acquistando grandi quantità direttamente dalla fabbrica e proponendo un acquisto comune per grande numero di consumatori, viene eliminata qualla catena di vendita gestita dai cosiddetti mediatori, che tendono a trarre grandi guadagni selezionando prodotti a basso costo e scarsa qualità, aprofittandosi della condizione di povertà dei paesi più sottosviluppati per ottenere maggiori ricavi personali.

Tutto questa discorso non è utopia ma è il frutto della consapevolezza che la salvaguardia del creato nasce da un consumo solidale ed etico; questo è possibile tramite la presenza di organizzazioni mediatrici, le quali non hanno a cuore solo il profitto ma prima di tutto il benessere e la salute dei consumatori.

La creazione ha per centro l’uomo con tutti i suoi bisogni. Rispettare la natura con tutte le sue esigenze non significa impoverire l’uomo, come ci vogliono far credere alcuni ma vuol dire attingere quella quantità di beni che la generosa madre terra è in grado di offrire ricordardo all’uomo che la sobrietà è figlia della giustizia e la giustizia è figlia della solidarietà. Così si combatte la cultura dello spreco, che per massimizzare i guadagni, preferisce il paradosso e la crudeltà di buttare il cibo, piuttosto che preoccuparsi di distribuirlo a ogni singolo abitante della nostra casa comune che si chiama terra.

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