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La California non è uno Stato per “marito” e “moglie”

Una legge approvata dal governatore Brown sostituisce i due termini nei documenti ufficiali con il neutro “coniuge”. L’associazionismo familiare denuncia l’ennesimo tentativo di demolire l’istituto familiare

L’intento di demolire l’istituto familiare passa anche attraverso la trasformazione del vocabolario. Se in Italia la sostituzione dei termini “madre” e “padre” con i più anonimi “genitore 1” e “genitore 2” si sta lentamente introducendo in alcune scuole, in California una legge approvata dal governatore Jerry Brown abolisce le parole “marito” e “moglie”. Dal prossimo 1° gennaio, in tutti i documenti ufficiali, per definire una persona sposata apparirà il termine neutro “coniuge”.

Il firmatario della legge è il democratico Mark Leno, già noto come attivista delle organizzazioni omosessuali nonché autore del primo disegno di legge teso alla legalizzazione in California dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, nel 2005. Leno ha dichiarato con algida franchezza che l’obiettivo della legge in questione è di “rimuovere un linguaggio obsoleto”.

Osboleto rispetto alla sua opinione, ma evidentemente non rispetto a quella della maggioranza dei cittadini californiani. Del resto, quest’ultima legge è solo l’ultimo atto in ordine di tempo di una battaglia che in California sta imperversando intorno al tema del matrimonio.

Battaglia cui il 52% degli elettori ha partecipato brandendo il vessillo del matrimonio naturale. Nel 2008, infatti, tanti furono coloro che votarono a favore della Proposition 8, un referendum che chiedeva allo Stato di riconoscere il matrimonio soltanto come unione tra un uomo e una donna, eliminando così di fatto il matrimonio omosessuale introdotto precedentemente dalla legge dell’attivista Leno.

La vicenda non si è però conclusa con il vaticinio popolare. Dopo un ricorso intentato da una coppia di omosessuali, lo scorso anno la Corte d’Appello dello Stato della California ha dichiarato incostituzionale il referendum del 2008 e ha così ripristinato i matrimoni omosessuali. A dispetto di come si erano espressi i cittadini attraverso il voto.

Contro il parere della Corte e la recente legge di Mark Leno si è levata la voce di Matthew McReynolds, avvocato dell’associazione pro-famiglia Pacific Justice Institute. In un’intervista rilasciata a Christian News Network, il legale ha dichiarato che “questa legge persegue il modello politico ormai noto negli ultimi anni, ossia ignorare il parere popolare e ridefinire il concetto di matrimonio”.

McReynolds ha inoltre criticato il modo parziale e fazioso con cui alcuni media hanno riportato le notizie relative al matrimonio omosessuale in California. “Quello che questi politici non vogliono che la gente sappia – l’amara riflessione dell’avvocato – è che le loro azioni sono illegittime”. Al contrario di quanto è stato riportato dai media, McReynolds rileva che il referendum del 2008 “non è stato invalidato del tutto”.

Chi riconosce e denuncia pubblicamente, dietro simili scelte politiche, l’intento di distruggere la famiglia è il gruppo pro-matrimonio statunitense National Organization for Marriage, il quale ha definito la legge che bandisce i termini “marito” e “moglie” una “ulteriore prova che ridefinire il matrimonio non ha finalità di ‘uguaglianza’ o di ampliare l’istituzione ad altri tipi di relazioni”. Piuttosto, si legge in una nota dell’organizzazione riportata da The Christian Institute, si vuole “snaturare il significato dell’istituzione stessa” eliminando termini come “marito” e “moglie” come fossero “un cumulo di cenere della storia”.

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