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Pastorelli di Fatima - Wikimedia Commons

La Beata Giacinta e le apparizioni di Fatima

Si celebra oggi la memoria della più piccola dei tre pastorelli cui apparve la Madonna a Fatima, nel 1917

“Ti benedico, o Padre (…) perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”. Quanto avvenuto esattamente un secolo fa nella Cova da Iria, amena frazione di Fatima, in Portogallo, sembra sublimare questo passo evangelico.

Tre bambini, tre piccoli appartenenti a un villaggio agreste di inizio novecento, le cui giornate erano scandite dal ciclo del sole e dal suono delle campane, furono i prescelti dalla Vergine Maria.

Come già avvenuto in precedenti apparizioni, la Madonna si presentò ad anime semplici e innocenti ed affidò loro messaggi di impareggiabile importanza per l’umanità tutta.

Dapprima fu un angelo sfavillante di luce ad apparire a Lucia, Francisco e Giacinta (questi i nomi dei tre bambini), mentre stavano portando le rispettive greggi di famiglia a pascolare in montagna. Era il 1916, preludio di quanto sarebbe accaduto mesi più tardi.

Il 13 maggio 1917 i tre bambini portarono al pascolo le greggi presso la radura di Cova da Iria. Erano impegnati a giocare tra i campi impreziositi dai fiori e dal sole di primavera, quando nel cielo apparve un bagliore come lampi e fulmini. Convinti fosse in arrivo un temporale, i bimbi fuggirono a cercar riparo. La loro corsa fu tuttavia interrotta dall’apparizione sopra un leccio di una Signora vestita di bianco.

Essi rimasero pietrificati a guardarla. Lucia, la più grande dei tre bambini, chiese alla Signora: “Da dove venite?”. Quella domanda introdusse uno scambio che sarebbe perdurato ogni 13 del mese di lì fino all’ottobre successivo, quando si concluse il ciclo di apparizioni con il cosiddetto Miracolo del sole: per circa dieci minuti il disco solare cambiò colore, dimensione e posizione.

Un prodigio cui fu testimone una folla di persone, tra cui cronisti anti-clericali che il giorno dopo ne diedero notizia sui giornali per i quali scrivevano. Chiunque fosse pervenuto a Fatima, quel 13 ottobre 1917, si trovò dinanzi a un fenomeno scientificamente inspiegabile.

Come inspiegabile è il mistero del male. E fu proprio per combattere errori e guerre che la Vergine si rivolse ai tre pastorelli chiedendo la recita del Rosario, la preghiera per le anime del purgatorio, la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria per contrastare la diffusione del comunismo.

Il contenuto dei messaggi mariani proclamati a Fatima fu intenso quanto la breve vita della Beata Giacinta Marto, che la Chiesa ricorda oggi, 20 febbraio.

Di fervente famiglia cattolica, disciplinata ed entusiasta piccola devota già prima delle apparizioni, fu tuttavia spiritualmente corroborata da quanto avvenne a lei, a suo fratello Francisco e a sua cugina Lucia tra il 1916 e il 1917.

Dopo le apparizioni, racconterà Lucia nelle sue memorie anni più tardi, Giacinta assunse un aspetto oltremodo serio. Passava molto tempo a meditare sull’eternità dell’inferno (che la Madonna aveva mostrato loro in una delle apparizioni), faceva costantemente sacrifici per la conversione dei peccatori, si privava della merenda per soccorrere bambini di famiglie poco abbienti.

Ma il radicale cambiamento che l’incontro con la Madre di Dio effettuò nella vita di Giacinta è dato dalla sua capacità di offrire qualsiasi sofferenza, finanche le più atroci, a Dio.

Lo dimostrò dal 23 dicembre 1918, quando insieme al fratello Francisco fu colpita dal terribile virus della spagnola, che aveva già falcidiato la penisola iberica.

Il fratello morì pochi mesi dopo, mentre per Giacinta il calvario fu lungo e assai doloroso. Le sopraggiunse una pleurite purulenta che, dopo atroci sofferenze offerte “per la conversione dei peccatori e per riparare gli oltraggi che si fanno al cuore immacolato di Maria”, la portò a spegnersi il 20 febbraio 2017.

Portò con sé, in Paradiso, le “cose” rivelate dalla Madonna e nascoste “ai sapienti e agli intelligenti”. In proposito sospirava spesso queste parole, la piccola Giacinta: “Se gli uomini sapessero che cos’è l’eternità, come farebbero di tutto per cambiar vita!”. Fu beatificata da Giovanni Paolo II il 13 maggio 2000.

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