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L’ostia consacrata che stupì Torino

Venerdì 6 giugno si è svolta nel capoluogo piemontese la ricorrenza del “Miracolo eucaristico del santissimo sacramento” del 1453. Abbiamo ripercorso insieme allo storico Gervasio Cambiano, i momenti più intensi di questo evento

Per i torinesi e in generale per il Piemonte subalpino, spiega a ZENIT Gervasio Cambiano, Corpus Domini significa il miracolo, quello avvenuto nel 1453 nel capoluogo.

“La tradizione racconta – precisa ancora lo storico – che durante la guerra nell’Alta Val Susa, presso Exilles, le truppe di Renato d’Angiò si scontrarono con le milizie del Duca Lodovico di Savoia”. I soldati si abbandonarono al saccheggio delle città e delle strade. Un gruppo forzò la chiesa di Exilles e trafugò gli ori, i calici, i candelabri d’oro e rubò anche l’ostensorio con l’ostia consacrata. Arrivarono a Torino, con un carretto trainato da un mulo. Allora la città era poco più di un grande villaggio, dopo  aver percorso 200 o 300 metri, l’animale si incespicò e cadde a terra.

“Non andò più avanti in nessuna maniera – sorride il dott. Cambiano – cadde per terra, quasi si inginocchiò, tutta la merce si spase per strada! Ecco allora aprirsi il sacco e l’ostia consacrata elevarsi, tra il tumulto della folla, di cinque o sei metri, al di sopra delle case circostanti”.

Fra i testimoni c’era un certo don Bartolomeo Coccono, il quale corse a dare notizia al Vescovo Ludovico dei Marchesi di Romagnano. Il presule, accompagnato da un corteo, si prostrò in adorazione e pregò con le parole dei discepoli di Emmaus: “Resta con noi, Signore”. L’ ostia  allora si depositò sul calice. “Il miracolo consiste nel fatto che l’ostia non è caduta a terra, in mezzo alla polvere, ma si è depositata solo sul calice”, conclude lo storico.

Per ricordare tale avvenimento e per sperare nella liberazione dalla peste, nel 1598 il Comune pose le fondamenta della Basilica del Corpus Domini, dal disegno del celebre architetto Ascanio Vittozzi, al centro della città e tuttora visitabile. Essa indica, ancora oggi, come l’Eucarestia sia veramente “Pane di vita” e “ di Santità” poiché già quattro persone, legate a questa basilica, sono state elevate agli onori degli altari.

Si tratta del beato Sabastiano Valfrè, primo rettore della Chiesa dal 1655 al 1657, che si distinse a Torino per l’aiuto verso valdesi ed ebrei.  Dopo aver assistito alla tragica morte di una mamma, pregando davanti alla Madonna della Grazie nella suddetta chiesa, San Giuseppe Cottolengo ebbe l’ispirazione di fondare la prima Casa della Divina Provvidenza.

Anche San Giuseppe Marello, vescovo di Acqui e fondatore degli Oblati di San Giuseppe, il 26 dicembre 1844, venne battezzato nella Chiesa del Corpus Domini. E Infine, la beata Anna Michelotti, fondatrice delle Piccole Serve del Sacro Cuore, scelse il terzo piano di una vecchia casa situata sulla piazzetta del Corpus Domini per far crescere la sua opera, tra il 1875 e il 1882.

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