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L’Onu deplora la “paralisi internazionale” nei confronti della Siria

Le Nazioni Unite chiedono inoltre di fermare il mercato di armi. Dal marzo 2011 all’aprile 2014 si sono registrate oltre 191 mila vittime del conflitto nel Paese

La “paralisi internazionale” nei confronti del conflitto in Siria incoraggia “assassini, devastatori e torturatori”. La denuncia arriva direttamente dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani guidato da Navy Pillay.

Dal registro compilato dall’Onu risulta che siano state uccise 191.369 persone (tra civili e combattenti) dal marzo 2011, data di inizio delle ostilità nel Paese, ad aprile 2014. Sono “oltre il doppio” del bilancio Onu pubblicato un anno fa (93 mila) e in ogni caso – per ammissione delle stesse fonti – si tratta di numeri sottostimati.

Il maggior numero di vittime è stato documentato nella zona di Damasco (39.393), mentre 31.932 sono i morti nella provincia di Aleppo, 28.186 in quella di Homs, 20.040 in quella di Idlib, 18.539 in quella di Daraa e 14.690 in quella di Hama. Oltre l’85% delle vittime sono uomini, 8.803 sono minori, dei quali 2.165 avevano un’età inferiore ai dieci anni. Resta comunque ancora da verificare l’età dell’83,8% delle vittime.

“Sono profondamente dispiaciuta per il fatto che, alla luce di tanti altri conflitti armati in questo periodo di destabilizzazione globale, i combattimenti in Siria e il loro impatto terribile su milioni di civili siano fuori dall’attenzione internazionale” ha affermato la Pillay. Secondo lei, “la paralisi internazionale ha rafforzato gli assassini, coloro che distruggono e torturano in Siria”.

Un metodo per arginare il bagno di sangue sarebbe, sottolinea la Pillay, “adottare misure serie per porre fine ai combattimenti” nonché “smettere di alimentare questa monumentale ed evitabile catastrofe umanitaria con la fornitura di armi ed equipaggiamenti militari”.

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