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L’odio anti-cristiano nel mondo: nel 2014 uccisi già 18 operatori pastorali

La lista è stata pubblicata dall’agenzia Fides. Le tre suore massacrate in Burundi si aggiungono ai tanti martiri a motivo della loro fede

Le tre religiose massacrate in Burundi si aggiungono a una lista tristemente affollata. È quella degli operatori pastorali che ogni anno perdono la vita nel mondo a motivo della loro fede cattolica. Soltanto in questo 2014, la cifra di sacerdoti, religiosi e religiose, laici e laiche uccisi ammonta a 18.

Il documento su questo stillicidio di morte è stato pubblicato da Fides, agenzia delle Pontificie opere missionarie. Il continente che detiene il record negativo è l’Africa, con sette vittime, che hanno perso la vita in Repubblica Centraficana, in Sudafrica, in Tanzania e le ultime tre in Burundi. Sei persone sono state assassinate in America (Canada, Venezuela, Nicaragua); due in Asia (in Siria e in Malesia); due in Oceania (entrambe in Papua Nuova Guinea).

In tutto il 2013 erano stati 22 in tutto gli operatori pastorali assassinati, raddoppiando la cifra del 2012. I luoghi dove si registrano le maggiori violenze contro gli operatori pastorali sono contesti di miseria umana e degrado sociale. È questo il caso del Burundi, Paese in cui ha perso la vita nel 2011 il cooperante italiano Francesco Bazzani, ucciso durante una rapina insieme alla suora croata Lukrecjia Mamic. E ancora: in Burundi sono rimasti vittime della violenza nel 2007 anche la giovane coppia autoctona Jerome e Joelle, all’ultimo mese di gravidanza; il nunzio apostolico mons. Michael Courtney, irlandese, morto a seguito di un agguato mortale nel 2003. Sempre nel 2003 fu ammazzato per un paio di sandali fratel Antonio Bariggia. Tornando più indietro nel tempo, nel 1995 persero la vita i padri saveriani Aldo Marchiol e Ottorino Maule e la volontaria trentina Catina Gubert.

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