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L’Isis devasta il monastero di San Giorgio a Mosul

Mentre giunge la conferma dell’uso di bombe al cloro da parte dei jihadisti, lo Stato Islamico inizia a perdere consensi e apparire in difficoltà sul piano militare

Anche l’antico monastero di San Giorgio a Mosul è finito nel vortice di violenza dell’Isis. I jihadisti hanno infatti sventrato la facciata dell’edificio appartenente all’Ordine antoniano di sant’Ormista dei caldei. Diversi media parlavano di una totale demolizione della chiesa tramite esplosivo, ma fonti irachene hanno riferito invece all’agenzia Fides che essa al momento risulta essere ancora in piedi.

La furia distruttiva dei jihadisti si è concentrata sulla facciata del luogo di culto per la sua particolare configurazione architettonica, con i mattoni e le aperture disposti in modo da disegnare una grande croce. Le croci che spiccavano sulla cupola e sul tetto del monastero erano state divelte dai jihadisti già a dicembre.

Le fonti locali e la foto pubblicata dal sito iracheno ankawa.com confermano che a subire devastazione è stato soprattutto il cimitero adiacente alla chiesa, dove riposavano anche i corpi di molti soldati iracheni cristiani caduti durante il conflitto Iraq-Iran.

Secondo notizie confermate da più fonti, il monastero di San Giorgio era stato usato dai jihadisti anche come luogo di detenzione, a dicembre, di almeno 150 prigionieri bendati e ammanettati.In precedenza, erano stati portati anche gruppi di donne. 

Sempre sul fronte dello Stato Islamico, dopo mesi di denunce, è giunta oggi la conferma che i miliziani usano bombe al cloro, mettendo a rischio la salute dei civili che, respirando il cloro in grandi quantità, potrebbero finire con i polmoni bruciati.

Tuttavia gli uomini del Califfato appaiono in difficoltà sul piano militare e sembrano perdere i consensi che nei mesi scorsi avevano ottenuto da parte delle popolazioni. Proprio ieri soldati governativi e miliziani sciiti hanno strappato dalle mani dei jihadisti Tikrit, capoluogo della provincia di Salahuddin e città natale di Saddam Hussein. La città, che collega Mosul alla capitale, era da molte settimane la roccaforte del sedicente Stato islamico.

Secondo numerosi esperti – citati da L’Osservatore Romano – quanto accaduto a Tikrit rappresenta una sorta di cartina di tornasole per misurare il mutamento della situazione. La provincia di Al Anbar è abitata da una popolazione sunnita in passato per lo meno fredda nei confronti del Governo centrale e il cui malcontento aveva favorito nel giugno dello scorso anno la fulminea avanzata dell’Is. Ora il quadro sembra ribaltato, come dimostra la presenza di milizie sunnite, oltre che sciite, accanto alle forze governative.

Nel frattempo è stato confermato un bilancio di 17 morti e circa 30 feriti, tutti tra le forze militari e di polizia, a causa della raffica di esplosioni di autobombe guidate da terroristi kamikaze che l’Is ha scatenato ieri contro obiettivi militari a Ramadi, capoluogo della provincia di Al Anbar. Erano invece civili i 15 morti provocati dall’esplosione di un’autobomba a Baghdad, nel quartiere nordoccidentale di Hurriya.

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