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A drop of water

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L’acqua: una risorsa limitata che richiede una gestione complessa

Al Meeting di Rimini una discussione a cavallo tra scienza, economia e tecnologia

È necessario assicurare al più presto in Italia una governance complessiva e coerente delle risorse idriche nazionali, anche in caso di siccità e di alluvioni, adottando un quadro normativo improntato ad una logica unitaria della gestione integrata delle risorse idriche, rendendo operative le Autorità di distretto idrografico e portando a rapida approvazione i piani di gestione dei bacini distrettuali e relativi programmi di azione.

Il buon governo dell’acqua rappresenta non solo un fondamentale pilastro della sostenibilità nell’uso delle risorse naturali, ma anche l’elemento decisivo per il benessere sociale e per la crescita economica.

Di questo si è discusso durante l’incontro Misteriosa è l’acqua, tenutosi sabato scorso durante la XXXVI edizione del Meeting dell’Amicizia tra i Popoli.

Durante il dibattito si sono susseguiti interventi  tecnici di settore, molto approfonditi, come quello dell’ing. Mario Gargantini, giornalista scientifico e direttore di Emmeciquadro, che ha parlato della gestione dell’acqua come risorsa: la direttiva 2000/60/CE (WFD – Direttiva quadro in materia di acque) non a caso impone un approccio integrato al governo della risorsa, che superi la storica tripartizione della “difesa dalle acque/difesa del suolo”, “tutela delle acque e obiettivi di qualità” e “gestione del servizio idrico integrato” e che metta il più possibile in relazione tutte le altre politiche comunitarie ad essa riferibili o riconducibili.

È significativo, a tal proposito, il recente Fitness Check (documento ricognitivo di medio periodo sull’attuazione della direttiva da parte degli Stati Membri) che pone grande enfasi nell’evidenziare come le strategie e gli obiettivi relativi alle risorse idriche rappresentino un’ampia cornice delle politiche ambientali e territoriali, seppure la politica europea dell’acqua si sia sviluppata nel corso del tempo con l’adozione di direttive isolate e focalizzate su questioni specifiche, a cui vanno ad aggiungersi i contributi non legislativi attinenti alla water scarcity and drought e al climate change.

L’approccio integrato che la normativa comunitaria prevede, poggia su alcuni irrinunciabili pilastri cui il nostro Paese, al di là del recepimento formale, deve ancora adeguarsi: l’individuazione di un soggetto unico, l’Autorità di Distretto, a cui è demandata la pianificazione ai fini e per il raggiungimento degli obiettivi della direttiva 2000/60/CE, nonché la pianificazione, storicamente appannaggio delle Autorità di bacino, per la prevenzione e la riduzione del rischio da frana e del rischio da alluvioni che la direttiva 2007/60/CE codifica e disciplina assorbendo i principi ispiratori della legge 183/89, attualizzandone contenuti e modalità. In entrambi i casi l’unità geografica di riferimento è un’ampia porzione di territorio raggruppante più bacini individuata come distretto idrografico.

La dott.ssa Liliana Cortellini, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha relazionato sulla gestione dell’acqua come fonte di rischio.

La successiva direttiva 2007/60/CE, nota come la “direttiva alluvioni”, persegue lo scopo di istituire un quadro per la valutazione e la gestione dei rischi di alluvioni e integra la precedente direttiva “acqua”, stabilendo che all’interno dei distretti siano elaborati Piani di gestione del rischio alluvioni individuando i rischi idrogeologici e le misure di prevenzione, di protezione e di gestione delle emergenze. In riferimento alla nostra legislazione, ancorata alla legge 183/1989, la direttiva si pone in un’ottica di assoluta continuità, assumendo come punto di partenza il quadro unitario di azione fondato sull’attività di studio, di analisi, di approfondimento e quindi di pianificazione e introducendo come elemento innovativo, in un’ottica di stretta interdipendenza consequenziale, l’attività centrata sulla gestione in fase di evento e quindi di protezione civile vera e propria.

Se il precedente quadro normativo in ambito di rischio idraulico contemplava l’attività di studio e pianificazione di bacino, seppur comprensiva dell’analisi della possibile “mitigazione” del rischio, e le attività di protezione civile, disciplinando i due ambiti di azione in provvedimenti separati, con l’occasione data dal recepimento della direttiva europea 2007/60 il decreto legislativo 49/2010 mette invece in stretta correlazione – in un unico strumento legislativo – i due settori alla luce del nuovo concetto di “gestione del rischio”. Con questa innovativa visione, il Piano di gestione dovrà essere composto da due parti: la pianificazione di bacino e la gestione del sistema di protezione civile. La nuova mappatura dovrà necessariamente tenere conto dei fenomeni correlati al cambiamento climatico in atto che determinano un quadro della pericolosità qualitativamente e quantitativamente diverso rispetto a quello “storico” contenuto negli attuali Piani di Assetto idrogelogico attuali (si pensi alle flash floods).

Proprio in tale ottica sia la predisposizione del Piano di gestione alluvioni, sia il riesame e l’aggiornamento dei Piani (acque e alluvioni), sia le relative fasi di partecipazione attiva delle parti interessate dovranno essere sempre opportunamente coordinate tra loro.

Per quanto riguarda le risorse idriche nazionali si riscontrano due fondamentali fattori di pressione: da una parte i cambiamenti climatici ed ambientali, e dall’altra parte le crescenti esigenze di acqua per la crescita economica, lo sviluppo industriale e le esigenze civili. Secondo i più recenti scenari elaborati da autorevoli Istituzioni internazionali, a causa dei cambiamenti climatici tutta l’area del bacino del Mediterraneo, e l’Italia in particolare, andrà incontro ad una riduzione della disponibilità delle risorse idriche e ad un aumento della loro variabilità a causa di più intensi e frequenti fenomeni estremi sia di piogge intense ed alluvionali sia di prolungati periodi di mancanza di precipitazioni. Nel frattempo la domanda d’acqua e gli usi dell’acqua tenderanno, viceversa, ad aumentare non solo nei paesi della sponda nord del Mediterraneo ma soprattutto nella sponda Sud dove già la disponibilità d’acqua è scarsa e diventerà ancor più scarsa in futuro e di cui si dovrà tener conto perché alimenterà maggiori migrazioni di popolazioni dai paesi del sud verso i paesi del Nord. Questi problemi, assieme ad altri e alle relative sfide che pongono, dovranno essere affrontati entro il corrente anno da un adeguato Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, come ci è stato richiesta dall’Unione Europea (Libro Bianco sull’adattamento).

In questo contesto di evoluzione del clima e dello sviluppo, il recente Forum mondiale tenutosi a Marsiglia (Forum des solutions) ha ribadito in tutte le possibili declinazioni e prospettive la imprescindibile necessità di un governo/gestione integrata delle risorse idriche: integrazione delle pianificazioni settoriali esistenti all’interno del masterplan rappresentato dal Piano di gestione della WFD; interrelazione con le altre politiche europee direttamente o indirettamente contigue; centralità delle ripercussioni derivanti dal cambiamento climatico in atto sia sotto l’aspetto della carenza idrica e siccità, sia sotto quello riconducibile al rischio alluvioni e alle modalità nelle quali esse si sostanziano; sostenibilità economica degli obiettivi ambientali da perseguire e raggiungere attraverso strumenti economici come il water pricing, cioè il prezzo dell’acqua.

Vi sono sfide, ma anche opportunità sia dal lato ambientale per migliorare la sicurezza territoriale e sociale, sia dal lato economico per migliorare l’efficienza dei processi produttivi con particolare riferimento all’uso efficiente delle risorse naturali, tra cui prioritariamente le risorse idriche. Sono sfide alle quali il nostro Paese non può sottrarsi, se è vero com’è vero che la protezione dell’ambiente e la salvaguardia delle caratteristiche del nostro territorio sono la garanzia non solo del mantenimento della qualità dei nostri stili di vita ma anche di preservazione delle peculiarità dell’ambiente “antropico e culturale” che ci derivano dalla nostra storia, dalla nostra cultura e della tipicità del Made in Italy.

Manuela Kron, Direttore Corporate Affairs del Gruppo Nestlé in Italia, intervenendo sull’uso dell’acqua, ha fatto presente che nel 2014, il gruppo ne ha risparmiato il consumo di circa il 25%.

La Visione del Gruppo Nestlè, ha proseguito, ha come impegno la nutrizione, la salute e il benessere. Nestlé investe costantemente nello sviluppo e nel rinnovamento dei suoi prodotti per migliorarne la qualità e il valore nutrizionale e per adattarli alle preferenze dei consumatori, la cui attenzione è sempre più rivolta verso benefici di tipo nutrizionale. Negli ultimi anni, Nestlé ha consolidato tale strategia, diventando leader mondiale in Nutrizione, Salute e Benessere.

La Korn ha concluso, ricordando che il gruppo Gruppo Nestlè, ha assunto 1000 professionisti in agraria, periti agrari e agronomi, per attuare una politica del risparmio dell’acqua e dell’Agricoltura Sostenibile.  

Ha chiuso il convegno Maurizio Carvelli, amministratore delegato della Fondazione CEUR, secondo il quale, i cambiamenti climatici rendono le prospettive ancora più critiche, avendo un impatto diretto e considerevole sulla risorsa idrica. Bisognerà affrontarli con la prevenzione (piani di adattamento) e con politiche adeguate.  Altre questioni particolarmente pressanti sono la desertificazione, il degrado del suolo e la siccità. Le ultime stime indicano che quasi due miliardi di ettari ne sono colpiti in modo quasi irreversibile, interessando più di un miliardo e mezzo di individui. Governare le risorse idriche significa anche comprendere il ruolo dell’acqua nello sviluppo umano. Una gestione coordinata ridurrebbe anche i potenziali conflitti per l’accaparramento dell’acqua nelle aree aride e ne promuoverebbe un migliore uso sociale ed economico.

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