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L’aborto in Italia: i numeri reali

La relazione sulla legge 194 presentata dal ministero della Salute produce polemiche sui numeri delle interruzioni di gravidanza. Nessun eccesso del numero di obiettori di coscienza

Il ministero della Salute ha presentato la relazione sulla legge 194. Il compiacimento del dicastero per il calo delle interruzioni di gravidanza, tuttavia non convince. Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita, sottolinea che la relazione “ignora che tale diminuzione è causata anche da una enorme riclandestinizzazione dell’aborto, dovuta all’uso esteso di varie pillole eventualmente abortive impropriamente dichiarate esclusivamente contraccettive”.

Casini precisa inoltre che “le varie pillole ‘del giorno dopo’ e ‘dei cinque giorni dopo’, se vengono utilizzate a fecondazione già avvenuta o nei due giorni che precedono l’ovulazione, non prevedono la fecondazione ma impediscono l’annidamento dell’embrione già formato”. Considerando che oggi in Italia sono vendute centinaia di migliaia di confezioni di queste pillole, secondo Casini “si può ragionevolmente ritenere che la somma degli aborti illegali e clandestini è tutt’ora molto più elevata di quello che sembra perché molti sono gli aborti talmente clandestini da essere completamente occulti e inconoscibili”.

Il presidente del Movimento per la vita auspica infine che il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, dia impulso alla riforma dei consultori. “Il fatto che il numero dei colloqui con le donne” che hanno chiesto l’aborto “risulti superiore al numero dei documenti rilasciati per autorizzare l’aborto potrebbe essere il sintomo di una efficacia preventiva anche a gravidanza in corso che potrebbe essere migliorata attraverso un sistematico contatto con i Centri di aiuto alla vita”, osserva Casini. Il quale sottolinea che i Cav “hanno aiutato a nascere nel 2012 16mila bambini e 17mila nel 2013” conclude Casini.

Il rapporto del ministero rivela un’altra novità, relativa all’obiezione di coscienza. Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, guardando la relazione ritiene che “non emergono criticità nei servizi di interruzione di gravidanza”. Anzi. “Ogni ginecologo non obiettore, lungi dall’essere sottoposto a ritmi di lavoro intollerabili, come vorrebbe il presidente del Lazio Zingaretti, pratica mediamente 1,4 aborti ogni settimana. Belletti ritiene che “l’attacco all’obiezione non ha dunque alcun fondamento organizzativo ma si conferma come squisitamente ideologico”.

Tema, quella degli obiettori di coscienza, che affronta anche Olimpia Tarzia, vicepresidente della commissione cultura della Regione Lazio. “Dalla relazione annuale del Ministero della Salute sull’attuazione della legge 194/78, emerge chiaramente come il numero dei non obiettori nelle strutture ospedaliere risulti congruo rispetto agli aborti effettuati. Su base regionale non emergono criticità nei servizi di aborto che vengonoeffettuati nel 64% delle strutture disponibili”. Alla luce di questi dati, osserva la Tarzia, “appare ancor più evidente la forzatura di natura ideologica messa in atto dal decreto del presidente Zingaretti che vieta l’obiezione di coscienza nei consultori del Lazio”.

L’augurio della Tarzia è che, alla luce dei dati ufficiali forniti dal Ministero, Zingaretti “voglia ripensare all’assurdità di quel decreto, ritirandolo. Alla mia interrogazione in merito, presentata il 25 giugno scorso, non c’è stata risposta. Oggi che la relazione mette in luce la valenza “puramente ideologica”, giunge tuttavia “la risposta più esaustiva” all’interrogazione della vicepresidente di commissione.

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