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Kenya: nasce primo centro diurno per disabili a Kandisi

Già avviati i lavori di costruzione della nuova struttura nata grazie al sostegno della Fondazione Don Orione onlus di Roma e della organizzazione di Amsterdam “Porticus”

Il sostegno alla disabilità non ha confini. Sono già iniziati i lavori di costruzione di un centro diurno per disabili a Kandisi (Kenya) grazie alla Fondazione Don Orione onlus di Roma e il sostegno dell’organizzazione internazionale “Porticus”, realtà olandese con sede ad Amsterdam.

La nuova struttura dovrebbe essere completata a dicembre e a pieno regime potrà fornire assistenza gli oltre 120 disabili del territorio offrendo servizi fino ad oggi inesistenti lungo la Rimpa Road, strada poco distante da Magadi.

Il progetto prevede, infatti, oltre alla costituzione di un centro di fisioterapia, la presenza di aule per l’addestramento al lavoro dei pazienti del centro, superando così il classico sistema che contemplava la sola ospitalità. Il nuovo centro consentirà alle persone disabili di frequentare un ambiente simile alla famiglia, ma a differenza del vecchio impianto che lasciava alla Congregazione la totale cura e sostegno dei disabili, saranno rese partecipi anche le famiglie. Nella nuova impostazione, infatti il centro fornirà assistenza durante il giorno mentre la sera ciò spetterà ai genitori per mantenere così unito lo spirito famigliare.

Attualmente nella struttura è già attiva una fattoria educativa. Attraverso un pozzo con una capienza di 40 mila litri e grazie all’attività degli ospiti sono ricavate acqua e verdure fresche messe a disposizione della popolazione locale e anche vendute dalla principale catena di supermercati del Kenya.

“L’assistenza ai disabili – dichiara don Alessio Cappelli, presidente della Fondazione Don Orione Onlus – non poteva prescindere dal coinvolgimento delle famiglie. È nato così in Kenya questo progetto pilota che, dopo la prima positiva esperienza a Kaburugi, viene ora replicato a Kandisi e coinvolgerà contemporaneamente la Congregazione, i nostri ospiti e le loro famiglie. Il nostro auspicio è che questa nuova tipologia di centro diurno possa essere replicata anche in tutto il territorio africano”.

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