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Foto: Avsi.org

Kenya: la felicità e lo stupore dei bambini di Avsi

Un volontario impegnato nel sostegno a distanza racconta: “Se li aiutiamo a casa loro, un domani non moriranno annegati a largo di Lampedusa”

Venerdì 11 novembre, presso la Chiesa di Santa Maria di Donnaromita a Napoli, AVSI ha proposto al pubblico un incontro, sul tema Storie dal Kenya, per conoscere ed aiutare le sue attività di sostegno a distanza.

A raccontare la sua decennale esperienza di volontariato nel paese africano è stato Antonino Masuri. “Il sostegno a distanza – ha spiegato – è la possibilità per il bambino di avere una vita dignitosa: scuola, cibo, cure. Il nostro è un progetto cofinanziato dagli USA, attivo in vari paesi dell’Africa: in Kenya abbiamo un sistema ‘misto’, con 10 educatori e 15 partners”.

Oltre a seguire la crescita, scolastica e non, dei bambini, obiettivo fondamentale del progetto è aiutare le loro famiglie: “Ci preme – ha affermato Masuri – che le famiglie imparino a camminare sulle loro gambe, che madri e padri imparino a prendere decisioni giuste. Per questo favoriamo la formazione di gruppi di genitori, che si motivano a vicenda e, nel caso in cui qualcuno di loro venga a mancare, si prendono cura dei loro figli”.

Il relatore ha mostrato numerose immagini delle scuole fondate da AVSI in Kenya: “In queste foto traspare la bellezza e la felicità dei nostri bambini, che sembra a noi incredibile, pensando alla povertà e anche agli abusi a cui spesso devono sottostare. Questo accade soprattutto nelle scuole pubbliche, dove spesso i piccoli sono ammassati a centinaia in classi maleodoranti, dove gli insegnanti li picchiano. Nelle nostre scuole, invece, i docenti lavorano per essere non autoritari, ma autorevoli: spesso ci ritagliamo momenti ludici con loro, come quello del pranzo, o attività teatrali, nelle quali, attraverso il canto e la danza, i bambini possono indirizzare in modo equilibrato l’energia repressa che hanno dentro per le violenze subite”.

Masuri ha poi mostrato immagini e raccontato storie di numerosi volontari e collaboratori, italiani e stranieri, che, durante l’esperienza fatta in Kenya, hanno avuto occasione per cambiare non solo la vita altrui, ma anche la propria: da chi ha scoperto la vocazione religiosa, a chi ha avuto la gioia di donare anche importanti strutture, da chi ha coinvolto altri amici nel progetto a chi ha trovato l’amicizia di persone di confessione religiosa diversa, fino a ex alunni delle scuole di AVSI che hanno voluto restituire il bene ricevuto. “La nostra ong, nata dalla Chiesa cattolica, ma animata da uno staff che comprende anche musulmani e protestanti – ha spiegato – dà così un positivo esempio di solidarietà e rispetto reciproco, in un territorio dilaniato dalle faide tra tribù. Infatti ciò che spesso colpisce gli abitanti locali che vengono a farci visita è che ragazzi di etnie diverse convivano pacificamente. Del resto – ha aggiunto Masuri – io dico sempre ai genitori: ‘non vi aspettate la pace dai politici, la pace parte da voi’”.

La testimonianza del volontario è stata sugellata da una toccante riflessione sull’origine ed il senso profondo della sua esperienza: “La mia attività si svolge non solo in Kenya, ma anche nei viaggi che faccio, in Italia e nel mondo, per far conoscere le iniziative di AVSI, e reperire fondi per i nostri bambini. Loro sono il centro del mio lavoro e mi rendo conto che, stando con loro, io rispondo all’invito di papa Francesco ad andare nelle periferie… ma la periferia sono io! Io so che da solo non servo a nulla, ma Dio fa miracoli, e si può generare bellezza solo affidandosi a Dio. Questo – ha spiegato – io posso farlo perché, per quanto ami questi bambini e mi impegni per loro, io non consisto di loro. È un problema di rapporto con la realtà quello che mi gioco nel mio lavoro, Perché sembra immediato pensare che chi lavora in Africa trovi Gesù, ma il rapporto con Gesù non è solo in Africa, è qui e adesso”.

In questo, ha osservato Masuri, i piccoli kenioti offrono una straordinaria testimonianza: “I nostri bambini hanno una voglia di vivere incredibile, nonostante tutte le loro difficoltà. Noi siamo abituati a pensare che per essere felici serva il denaro, invece loro sono felici, perché hanno la coscienza che alla vita è connaturato il sacrificio. Noi pensiamo che la felicità sia una questione di perfezione, invece i nostri bambini – soprattutto quelli disabili e abbandonati – ci insegnano, con la loro gioia, che la felicità non è aspettare la perfezione, ma esserlo qui e ora”.

Only wonder knows, ‘Solo lo stupore conosce’ è il motto delle nostre scuole – ha concluso Masuri -. Solo se ti lasci stupire l’altro si rivela un mistero, solo se apri il cuore l’altro diviene per te persona. È perché vivo un’esperienza ora che posso dare qualcosa a quei bambini, non perché io abbia una passione per l’Africa, ma perché ho la passione per Gesù. Ricordo, infatti, che, quando frequentavo l’università sostenevo a distanza due bambini, ma non scrivevo loro mai: ora, invece, capisco che il sostegno a distanza può essere un rapporto d’amore bellissimo. Io sono convinto che se li aiutiamo a casa loro, con i loro tempi e nella loro realtà, non moriranno mai su un barcone tentando di raggiungere Lampedusa”.

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Per info: www.avsi.org

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