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Karol Wojtyla: un Papa venuto dal Concilio

Presentato a Roma un nuovo libro pubblicato dalla Fondazione Giovanni Paolo II e dalla Lateran University Press

Un libro di straordinario valore documentario per capire la posizione della Chiesa nel rapporto con il divenire storico del nostro tempo. Un titolo emblematico: Karol Wojtyla – Il rinnovamento della Chiesa e del mondo (Riflessioni sul Vaticano II: 1962-1966).

Una nota di Giovanni Paolo II sulla bandella di copertina: “La Provvidenza mi ha permesso di partecipare a tutte le sessioni dell’assemblea. Sono profondamente convinto che il Vaticano II ha dotato la Chiesa della nostra epoca del linguaggio autentico dello Spirito Santo, che dobbiamo seguire, incarnandolo nella vita sia comunitaria sia individuale, secondo la vocazione di ciascuno”.

Se a questi brevi dati di presentazione aggiungiamo che il libro offre al lettore italiano ben 66 interventi inediti di Karol Wojtyla, scritti più di un decennio prima di diventare Pontefice, si comprende perché questo volume rappresenta un documento imperdibile per i cultori della materia o anche, semplicemente, per chi aspira a capire in profondità il tempo in cui viviamo.

Il volume è stato pubblicato dalla Fondazione Giovanni Paolo II e dalla Lateran University Press. Ne sono curatori Gilfredo Marengo, ordinario di Antropologia Teologica al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, e Andrzej Dobrzynski, che insegna alla Pontificia Università Giovanni Paolo II a Cracovia e che ha curato le pubblicazioni di diversi scritti di Papa Wojtyla.

La presentazione si è svolta a Roma, il 4 novembre, presso l’Aula Giovanni Paolo II della Chiesa di San Stanislao, in via della Botteghe Oscure. Oltre ai due curatori, erano presenti in qualità di relatori: S.Em. il Card. Stanislaw Rylko, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II, e la prof.ssa Rita Tolomeo dell’Università “La Sapienza” di Roma. Il ruolo di moderatore era affidato al prof. Philippe Chenaux della Pontificia Università Lateranense.

“Karol Wojtyla – ha spiegato il Card. Rylko (che all’epoca ebbe modo, da giovane seminarista, di ascoltare molti discorsi del futuro Pontefice) – era convinto che stessimo vivendo un evento storico nella vita della Chiesa e dell’Umanità”. Per l’allora Arcivescovo di Cracovia, il Concilio fu una straordinaria esperienza dell’universalità della Chiesa: il tempo di una profonda maturazione come Vescovo e come teologo, in cui “imparava la Chiesa”, secondo un’espressione a lui molto cara.

Le tematiche importanti presenti in questo libro – ha detto il Cardinale – sono molte e sarebbe impossibile trattarle tutte in questa sede. Si è quindi soffermato su due temi in particolare: il mistero della Chiesa nel rapporto con il nostro tempo e il “personalismo” del Concilio Vaticano II. A quest’ultimo proposito, vale la pena precisare che cosa s’intende per “personalismo”. Il Concilio, nel riconoscere la dignità della persona umana, guarda alla Verità nel rapporto con la prospettiva dell’uomo. Alla Verità – ha sottolineato il Card. Rylko – si può arrivare per strade diverse, stiamo diventando più consapevoli del nostro “obbligo” verso la Verità e stiamo quindi diventando maggiormente consapevoli di noi stessi.

Il Cardinale ha quindi ricordato il titolo di un libro di Karol Wojtyla: “Alle fonti del rinnovamento”, uno studio sui principi di attuazione del Concilio Vaticano II. Rinnovamento non significa una superficiale somma delle novità ma una nuova visione della realtà e della Chiesa, di cui siamo debitori al Concilio.

“Anche da Papa – ha concluso il Card. Rylko – il Concilio restò per Wojtyla una bussola sicura” e ha ricordato un appellativo che un quotidiano italiano, nel 1988, attribuì a Giovanni Paolo II: “Un Papa venuto dal Concilio”.

La prof.ssa Rita Tolomeo ha trattato l’argomento da un angolo visuale conforme alla sua disciplina: il punto di vista storico. Ne è emersa una interessante trattazione degli scenari geopolitici degli anni ‘60 e ’70, ed in particolare dei rapporti della Chiesa con il Comunismo. “Il Concilio – ha spiegato la docente – fu la prima occasione, dopo molti anni, in cui i Vescovi polacchi riuscirono ad uscire dal loro isolamento. La Santa Sede non aveva rinunciato a tentare l’apertura di spazi diplomatici con il Comunismo. Il Santo Padre Paolo VI arrivò a parlare di un principio di carità da instaurare anche con i comunisti. E la stessa Commissione conciliare definì il Comunismo come una delle diverse forme di ateismo della cultura moderna, con caratteristiche che possono ritrovarsi anche nel Capitalismo. Ma l’argomento centrale posto dalla Chiesa era la “rivendicazione della libertà religiosa contro tutti i regimi che la limitavano, perché l’ateismo, negando l’esistenza di Dio, disconosce anche la dignità dell’uomo”.

È stata quindi la volta di don Andrzej Dobrzynski, il quale ha spiegato che “i testi di Wojtyla raccolti in questa pubblicazione vengono pubblicati per la prima volta in italiano. I 66 discorsi di Karol Wojtyla pronunciati negli anni 1962-1966 sono proposti in ordine cronologico. Più di quaranta testi sono omelie pronunciate durante la Santa Messa o conferenze date in occasione di esercizi spirituali. Un secondo gruppo di testi è costituito da dieci discorsi di Wojtyla pronunciati alla Radio Vaticana. Un terzo gruppo è costituito da dieci lettere pastorali e tre lettere indirizzate alla redazione del settimanale Tygodnik Powszechny”.

Ha concluso la serie degli interventi il secondo curatore del libro, don Gilfredo Marengo (che ha anche curato l’adattamento dei testi in lingua italiana), del quale vogliamo citare alcuni estratti dalla brillante introduzione al volume: “Tutti gli interventi sono attraversati da una nota dominante, ribattuta quasi con ostinazione: la volontà di accompagnare tutta la comunità cristiana a vivere il Concilio come un evento che riguarda direttamente ogni fedele, ogni parrocchia. Una preoccupazione che, dichiarata subito nella prima omelia alla vigila della partenza per la sessione inaugurale del Concilio, traccia l’orizzonte nel quale si collocano tutti i testi”.

“Traspare la consapevolezza che la stagione conciliare avrebbe profondamente mutato la fisonomia della vita della Chiesa non tanto nell’assetto dottrinale, ma piuttosto nelle forme della vita ordinaria e in un rinnovato slancio testimoniale”, ha proseguito il docente.

“Fin dall’inizio, un tratto distintivo dello sguardo al Vaticano II è il rilievo assegnato all’intima relazione tra la novità che esso esprime sia per la Chiesa sia per il mondo; la peculiare temperie storica è assunta con forza nella prospettiva dei segni dei tempi: il Concilio non solo risponde alle esigenze della vita della Chiesa, ma addirittura dell’intero consorzio umano del tempo. In questa linea si coglie una totale immedesimazione alle ragioni della decisione di Giovanni XXIII ed alle finalità assegnate al Concilio, in una parola: la pastoralità. Per il Vescovo polacco essa fa tutt’uno con una ripresa dalle fondamenta della questione della relazione Chiesa-mondo, verso la quale tendono tutte le attività conciliari in vista di quella accomodata renovatio che ne esprime la prospettiva generale”.

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