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Italia: nuovi attacchi “laicisti” alle tradizioni del Natale

Da nord a sud, polemiche su presepi, canti e recite da parte di chi vuole confinare la religione in sacrestia. Ma due musulmani precisano: “Nessuno tocchi questa tradizioni italiane”

Immancabili come ogni anno nelle settimane che precedono il Natale, le polemiche sulle canzoni, le recite, le benedizioni e i presepi nelle scuole tornano a catalizzare l’attenzione degli italiani.

Zelanti tutori di una laicità che vuole rinchiudere nelle sacrestie ogni simbolo cristiano, accendono la miccia di schermaglie che proseguono senza soluzione di continuità in tutto lo Stivale.

Secondo costoro, le tradizioni cristiane che generazioni di piccoli studenti hanno perpetuato intonando canti o allestendo presepi, costituiscono oggi, in una società multiculturale, un motivo di offesa nei confronti di chi appartiene ad altre confessioni o di chi ostenta il non avere confessione alcuna.

Ecco allora che c’è chi prova a strumentalizzare questa festa in chiave politica. È successo vicino Parma – precisamente a Sorbolo -, dove oggetto delle polemiche è un Babbo Natale trasformato in attivista pro-immigrazione. Ai piccoli studenti della scuola elementare è stata infatti insegnata una filastrocca su Santa Claus “il cui sacco è pieno e adorno di permessi di soggiorno”. Inevitabile, a questo punto, che il senso del Natale sia stato sacrificato a beneficio di una contesa politica di cui i bambini avrebbero fatto a meno.

E forse anche i loro coetanei della scuola elementare “De Amicis” de L’Aquila – distrutta dal terremoto e ricostruita in periferia – avrebbero evitato volentieri di essere coinvolti in una polemica tra adulti. Un gruppo di genitori, infatti, ha chiesto che la tradizionale “Cantata” natalizia non abbia luogo per “non offendere” i loro figli. La dirigenza si è piegata alla volontà di questi pochi adducendo tuttavia motivi di insicurezza per i recenti eventi sismici.

Più “democratico” è stato invece l’atteggiamento del preside della scuola primaria “Carrieri” di Taranto. Il caso è nato dopo che un drappello di genitori ha inviato una lettera all’arcivescovo della città, mons. Filippo Santoro, denunciando che una coppia di altri genitori “sulla scorta della loro laicità” aveva chiesto al preside di bandire, in occasione della recita di Natale, i canti dov’è chiaro il riferimento a Gesù Bambino.

Anche a Taranto, come a L’Aquila, le tradizioni natalizie rischiano di evaporare? Non è ancora detta l’ultima parola. “Ho già convocato un incontro con tutti i genitori – ha spiegata il dirigente scolastico a Taranto Buonasera -. Devono mettersi d’accordo tra loro fermo restando che la recita si deve fare”.

Un terremoto, fortunatamente soltanto verbale, è avvenuto invece a Cremona. Al centro delle polemiche don Sante Braggiè, cappellano del cimitero, accusato da più parti di non aver voluto allestire il presepe per “rispetto delle altre confessioni”. Parole riportate da un cronista che hanno acceso il fuoco delle polemiche. A spegnerle ci ha pensato però Avvenire, che tre giorni fa ha derubricato la vicenda come frutto di un “equivoco”, riportando che il presepe, come ogni anno, è “regolarmente al suo posto all’interno della chiesa del cimitero”. Iniziati anche i lavori per l’allestimento del presepe nell’area cimiteriale, “in una collocazione diversa e più sicura e visibile rispetto agli anni scorsi”, ha detto il cappellano a Fan Page.

Le polemiche spesso travalicano le aule scolastiche e si riversano in altri luoghi pubblici. È il caso di Milano. Qui il sindaco Giuseppe Sala ha scatenato la reazione di alcuni consiglieri comunali. Dopo che il suo predecessore, Giuliano Pisapia, negli anni scorsi aveva deciso di non far allestire un presepe nell’atrio di Palazzo Marino, sede del Comune, Sala ha voluto ripristinare questa usanza.

Tra i mugugni di esponenti della sinistra più intransigente sul fronte anti-clericale, è spuntato però il buon senso di Sumaya Abdel Qader, consigliera comunale del Partito Democratico, che ha difeso la scelta del sindaco Sala con queste parole: “Accolgo con favore l’opportunità di avere a Palazzo Marino una opera artistica che rappresenta una parte della tradizione italiana radicata e sentita”.

La posizione della consigliera d’origine giordano-palestinese si pone in scia con quella espressa un anno fa di questi tempi dall’imam Yahya Pallavicini, vicepresidente della Comunità religiosa islamica italiana e direttore del Comitato per il dialogo interreligioso della moschea di Roma.

Dalle pagine di Avvenire egli aveva sottolineato la necessità di proteggere le tradizioni del Natale da “un artificioso ‘universalismo’ laicista” volto ad “annacquare l’identità autentica di questo evento e avvento storico e spirituale”.

Un intervento chiaro, che smaschera le reali intenzioni anti-religiose di chi offende i simboli del Natale cattolico. Non c’è però di che immalinconirsi di fronte a questi tentativi, perché spente le immancabili polemiche, si accenderà l’unica luce che davvero illumina i cuori: quella che sprigiona Gesù Bambino dal freddo di una mangiatoia.

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