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Flag of Turkey

Flag of Turkey - Pixabay (joannaoman)

Istanbul. Mons. Bizzeti: “Isis non fa distinzioni, anche musulmani tra le vittime”

Il Vicario Apostolico di Anatolia denuncia l’inerzia di Europa e Stati Uniti dinnanzi al terrorismo

“Quello dell’Isis è un terrorismo che non fa distinzioni perché a morire sono stati anche dei musulmani non solo i cristiani”. Lo ha detto il Vicario apostolico di Anatolia, mons. Paolo Bizzeti, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, commentando l’attentato della notte di Capodanno in Turchia rivendicato dall’Isis e definendolo come “una vendetta contro la Turchia per il lavoro con la Russia contro l’Isis”.

“Non credo sia un problema specifico dei cristiani – ha proseguito mons. Bizzeti –  altrimenti avrebbero compiuto degli attentati contro le chiese. Questi terroristi colpiscono con altri criteri, tentando di acquisire un’ideologia religiosa del tutto fasulla. L’Isis non è espressione dell’Islam ma del delirio di questa gente. L’identità di queste persone non è direttamente collegata ad un fattore religioso. I primi ad essere dispiaciuti e a condannare apertamente tali attentati sono gli stessi musulmani con cui viviamo. In Turchia la gente è arrabbiata contro l’Isis perché ci sono evidenti danni economici soprattutto al turismo”.

“Come è avvenuto per Parigi – ha aggiunto il presule – questi terroristi cercano il massimo della risonanza per accreditare nell’opinione pubblica che sono forti e potenti. Questo non deve stupire perché dietro c’è una strategia ripetuta. Il fatto è sicuramente doloroso e assolutamente da condannare. Sono sgomento, da un mese all’altro si sono verificati diversi eventi che bloccato il turismo, creato paura e disagio oltre al dolore per i morti”.

“Bisogna chiedersi – ha concluso mons. Bizzeti – come mai l’Isis in tutti questi anni ha potuto proliferare. Qui tutti sono chiamati in causa perché l’Europa e gli Usa sono stati a guardare facendo ben poco. Tutti hanno fatto poco per stroncare questo sedicente Stato Islamico. Anzi sappiamo che dietro c’è un fiorente commercio di armi. Bisognerebbe riflettere sul terreno in cui l’Isis ha affondato le radici e ha continuato a lavorare per diversi anni. L’Isis non è stato assolutamente combattuto in modo efficace, coordinato e coalizzato”.

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