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Irlanda: ultimo appello dei vescovi per il referendum sulla famiglia

Domani la popolazione sarà chiamata a pronunciarsi sul matrimonio tra persone dello stesso sesso

Per l’Irlanda quella di domani sarà una data spartiacque. Il popolo sarà chiamato, tramite referendum, a pronunciarsi sulla modifica della Costituzione, che introdurrebbe il matrimonio tra persone dello stesso sesso, compresa la possibilità di adottare minori. Per tale modifica sarà sufficiente la maggioranza semplice, senza alcun quorum.

Ai microfoni di Radio Vaticana, l’arcivescovo di Dublino, monsignor Dairmuid Martin, ha ricordato la contrarietà dell’episcopato irlandese, che già si era espresso alcuni mesi fa con la lettera pastorale Il matrimonio è importante, pensate bene prima di cambiarlo.

“L’elemento principale, per me, è la complementarietà che esiste tra uomo e donna” e che è “una cosa unica ed essenziale alla definizione del matrimonio”, ha spiegato Martin.

Il matrimonio, infatti, ha proseguito il presule, “non è solamente una cosa personale” ma “appartiene alla società, alla stabilità della società, alla intergenerazionalità della società”.

Al tempo stesso “i bambini hanno diritto ad una mamma e ad un papà, per quanto questo sia possibile”, ha aggiunto l’arcivescovo di Dublino.

La contrarietà dei vescovi alla modifica della Costituzione, è condivisa da un ampio numero di laici cattolici, tuttavia, “il cambiamento è sostenuto da tutti i partiti politici”, nell’ambito dei quali, come ha notato Martin, non vi sono “voci discordanti”.

Alla vigilia di una consultazione referendaria dal difficile pronostico, l’arcivescovo di Dublino ha ribadito che “sarebbe possibile rispondere alle esigenze, e anche ai diritti delle persone omosessuali, senza cambiare la definizione del matrimonio” ed ha anche esortato gli irlandesi a “pregare per il futuro del matrimonio come istituzione naturale, non solamente come sacramento”.

Il timore è che un cambiamento in Irlanda “potrebbe avere ripercussioni in molti altri Paesi, che cercherebbero di seguire l’esempio”.

Monsignor Martin ravvisa infine il rischio delle “conseguenze che questo cambiamento nella Costituzione potrebbe avere sul modo di insegnare la dottrina cattolica del matrimonio.  

 

 

 

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