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Iraq, Siria, Egitto, Terra Santa, Libano: situazioni diverse, sofferenze comuni

Briefing di padre Lombardi sui temi affrontati durante il Concistoro di oggi. Su tutti la necessità che i cristiani restino nei loro paesi

“Una riunione partecipata, non limitata dal tempo o da altre urgenze”. Così padre Federico Lombardi inquadra il Concistoro Ordinario Pubblico tenutosi stamane nell’Aula del Sinodo in Vaticano. Durante un briefing nella Sala Stampa della Santa Sede, il gesuita spiega ai giornalisti lo svolgimento dell’incontro voluto dal Papa, che ha ampliato e approfondito i temi già affrontati nell’incontro dei Nunzi e dei Rappresentanti diplomatici in Medio Oriente del 2-4 ottobre scorso.

I cardinali e patriarchi presenti al Concistoro erano 86, dice, tra questi anche mons. Dominique François Joseph Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, e l’arcivescovo Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato.  Dei presenti solo 27 tuttavia hanno preso la parola in Aula; la precedenza è stata data naturalmente ai patriarchi delle Chiese Orientali cattoliche nella regione, già partecipanti al Sinodo, così come a  tutti i capi Dicastero direttamente interessati.

Ognuno dei presenti, sottolinea padre Lombardi, “ha manifestato grande gratitudine al Papa per la sua sollecitudine”. In particolare i patriarchi, per i quali la scelta di indire un Concistoro sul tema ha rappresentato “un vero segno di vicinanza e di sostegno da parte del Pontefice”. Al Papa anche la riconoscenza per il suo interessamento sulla drammatica situazione che vive oggi la regione, esternato continuamente in ogni suo discorso o intervento. Grande apprezzamento, poi, per la relazione pronunciata dal Segretario di Stato Parolin.

Durante il Concistoro, i diversi patriarchi hanno poi passato in rassegna la situazione dei loro Paesi: dall’Iraq alla Siria e l’Egitto, fino alla Terra Santa e al Libano. Situazioni differenti, ma sofferenze comuni. Tutti i capi delle Chiese orientali – riferisce padre Lombardi – si sono trovati d’accordo nel condannare fortemente le ingiustizie e le gravi difficoltà che la popolazione cristiana si trova ad affrontare, a causa delle quali molte persone, a volte intere famiglie, sono costrette a fuggire.

In quasi tutti gli interventi, c’è stata “molta insistenza sull’importanza che rimangano i cristiani nel Medio Oriente”. Essi, afferma il gesuita, “hanno un ruolo essenziale sia per la Chiesa universale, perché non perda la sua dimensione orientale, sia per il ruolo che queste comunità hanno sempre avuto – pur essendo generalmente di minoranza nei loro Paesi – come mediatori di pace”.

Il portavoce vaticano enumera quindi alcuni interventi di spicco, rilevandone i temi principali senza entrare troppo nei dettagli. Oltre alla continuità della cristianità delle comunità orientali, per il loro ruolo storico e sociale, in Aula si è parlato spesso anche dell’ascolto e dei buoni rapporti con le altre confessioni religiose. Soprattutto con i Patriarchi ortodossi, i quali si uniscono al coro in difesa dei diritti dei cristiani e li invitano a restare saldi nella speranza cristiana.

Tra le discussioni anche quella sul ruolo svolto dalla Santa Sede nella comunità internazionale e ai rapporti con i diversi governi, oltre all’importanza del dialogo islamo-cristiano. La chiara convinzione di tutti gli 86 partecipanti al Concistoro è di evitare anche solo l’idea di una guerra tra cristianesimo e islam, perché “l’islam non è un nemico del cristianesimo”.

Dunque, ribadisce padre Lombardi, “sono state condannate tutte le forme di fondamentalismo e naturalmente di estremismo e di terrorismo”, mentre si è incoraggiato a continuare a coltivare il dialogo “sulla base della razionalità per la tutela dei diritti e per il bene delle persone”, a partire dall’educazione dei giovani all’interno del sistema scolastico e nelle famiglie.

Prendendo spunto dalla relazione di Parolin – prosegue il direttore della Sala Stampa –, i patriarchi hanno discusso della mancata distinzione fra religione e Stato, che ostacola il processo di definizione di un’idea di cittadinanza coordinata alla libertà religiosa.

“Le forme di solidarietà delle Chiese dell’intero mondo – si è poi detto – sono essenziali per aiutare quest’area territoriale che vive un momento che dovrà essere superato mediante un’opera di solidarietà, di preghiera e di supporto”. Sono richiesti “segni di presenza”, quindi, come pellegrinaggi, aiuti concreti, eventi tipo le riunioni delle Conferenze Episcopali europee a Gerusalemme del prossimo anno. Tutte occasioni “che possono incoraggiare e far sentire non abbandonate le comunità cristiane del Medio Oriente”.

Di grande incoraggiamento – hanno osservato alcuni giornalisti – sarebbe poi un viaggio del Pontefice in quelle regioni martoriate. Un tema, questo, “sempre evocato”, dice Lombardi; tuttavia per ora “non c’è nulla di preciso e certamente nulla di imminente che riguardi la presenza del Papa in Medio Oriente”.

Per ora si guarda solo al prossimo viaggio di Francesco in Sri Lanka nel gennaio 2015. E proprio oggi, in apertura al Concistoro, il Papa ha deciso che il 14 gennaio, durante questo suo settimo pellegrinaggio internazionale, eleverà agli onori degli altari padre Giuseppe Vaz, apostolo di Ceylon.

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