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Iraq. Nuovo appello di Sako al clero emigrato negli Usa

Il Patriarca caldeo invita i sacerdoti fuggiti dall’Iraq senza l’autorizzazione dei superiori a riflettere sulle loro responsabilità di consacrati a Cristo

Monito di Louis Raphael I Sako, Patriarca dei caldei, nei confronti dei sacerdoti, dei religiosi e dei fedeli che dall’Iraq si sono trasferiti nella diocesi caldea negli Usa. In una lettera Sako ha spiegato loro che è “un peccato grave” dividere il corpo ecclesiale in gruppi separati.

Nel documento – ripreso dall’agenzia Fides – il Patriarca annuncia inoltre la nomina come loro amministratore apostolico sede vacante dell’arcivescovo Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad, in attesa che il Sinodo caldeo proceda all’elezione del nuovo vescovo, dopo che sabato scorso Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Eparchia presentata da mons. Sarhad Jammo.

Il Patriarca Sako invita i sacerdoti fuggiti dall’Iraq senza il consenso dei loro superiori a riflettere sulle loro responsabilità di persone consacrate a Cristo, rinunciando agli agi in favore della loro missione. “Per favore”, ripete il primate della Chiesa caldea, “non permettete a nessuno di separarvi dalle vostre diocesi e dai vostri monasteri d’origine… Il vostro futuro consiste nell’affidarsi al Signore, per rendere testimonianza a Cristo non solo a parole, ma con l’esempio, rinnegando voi stessi, amando e servendo la vostra gente, a partire da chi è nel bisogno”.

Del resto, aveva aggiunto Sako in un messaggio simile del settembre 2014, “dobbiamo vivere e morire nel luogo dove Dio ci chiama”. Sacerdoti e religiosi – si leggeva già in quel pronunciamento patriarcale, rilanciato dalla Fides – “non devono avere come aspirazione la ricerca di condizioni di vita confortevoli, ma servire i fratelli seguendo Cristo, anche accettando di portare la croce, quando ciò viene richiesto dalla circostanze. Per questo nessuno può abbandonare la propria diocesi o la propria comunità religiosa senza l’approvazione formale del vescovo o del proprio Superiore, secondo quanto è stato ribadito anche in occasione del Sinodo dei vescovi caldei tenutosi nel giugno 2013”.

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