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Iraq. La Chiesa caldea, “fonte di consolazione” per i cristiani del Paese

Si è aperto a Erbil, nel Kurdistan iracheno, un summit di due giorni indetto dal Patriarcato caldeo. Venerdì scorso la Giornata di digiuno e preghiera in solidarietà con i musulmani che osservano il Ramadan

“Saccheggi, devastazioni, violenze e migrazioni”. In questo contesto s’inserisce la missione della Chiesa caldea, che ha aperto oggi la due giorni di summit a Erbil, nel Kurdistan iracheno, per ripensare all’opera di evangelizzazione e al ruolo del sacerdote nella comunità. In questa zona hanno trovato riparo centinaia di migliaia di cristiani in fuga da Mosul e dalla piana di Ninive, occupate dall’Isis.

In una nota pubblicata sul sito del Patriarcato caldeo, a firma di Mar Louis Raphael Sako, ripresa da AsiaNews, l’incontro del clero caldeo è presentato come una occasione per riflettere davanti ai “rapidi cambiamenti politici e sociali” che si sono verificati in Iraq nell’ultimo decennio. Dalla caduta di Saddam Hussein all’avvento dell’Isis, passando per l’intervento militare statunitense, sono stati colpiti “tutti i ceti sociali”. Ne ha risentito anche “la vita stessa del sacerdote”, che si trova oggi ad affrontare le necessità dei fedeli “nel Paese natale e della diaspora”.

“Il sacerdote – si legge inoltre nella nota patriarcale – deve essere testimonianza di Cristo” e vivere con la propria gente, condividerne il cuore “non con le parole, ma con il suo esempio”. L’auspicio, conclude il comunicato patriarcale, è che l’incontro del clero caldeo possa “dare nuova forza” alla missione ed essere “fonte di consolazione” per la “sopravvivenza” della comunità cristiana irachena e di “fedeltà” alla “chiamata a Cristo”.

Venerdì scorso, 17 giugno, la Chiesa caldea irachena ha osservato una Giornata di digiuno e preghiera, in “solidarietà” con i musulmani in occasione del loro Ramadan. Si è trattato di un gesto, da parte dei cristiani, per inviare “un messaggio di amore e fratellanza” e per ribadire il “rifiuto dell’ideologia estremista, della divisione e dell’odio”. Nonostante alcune perplessità legate alla scelta di condividere un precetto di un’altra fede, l’invito lanciato da Mar Sako e dalla leadership caldea è stato accolto con favore “da molte chiese a Baghdad e in tutto l’Iraq”.

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