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“Io, un sassetto tra le stelle”. Rota e Fellini: una nostalgica armonia

Spettacolo inaugurale della 35° edizione del Meeting a 60 anni di distanza dal film “La Strada”

A 60 anni di distanza dall’ultimo ciak del film “La strada”, il Meeting ha dedicato ieri sera lo spettacolo inaugurale al capolavoro del regista italiano più premiato di sempre, in auditorium intesa San Paolo salone D5.

La serata ha avuto al centro la musica di Nino Rota eseguita dalla Filarmonica del Festival Pianistico internazionale di Brescia e Bergamo diretta da Pier Carlo Orizio. L’orchestra accompagnava le immagini salienti del film dando loro corpo e vita. La selezione delle scene era di Giovanni Morricone.

Gli spettatori sono stati condotti per mano da Francesca Fabbri Fellini nel racconto dei retroscena riguardanti la pellicola e nella conoscenza più intima dell’animo di Federico Fellini: “Io sono qui per prendervi per mano – ha esordito la nipote del grande regista – e portarvi dentro il mondo di Federico, di Giulietta, dietro le quinte de ‘La strada’. Federico diceva sempre “io faccio film per parlare di cose che ho visto e di persone che ho incontrato”.

La Fellini ha reso il pubblico partecipe del profondo legame che legava il regista a Rota, dando voce al padre gesuita Angelo Arpa, critico cinematografico, scrittore, e produttore cinematografico italiano, il quale ha detto: “Non posso considerare Nino tra gli amici di Federico. Nino è un’altra costola di Federico. Senza la sua musica le immagini sarebbero più vuote. Il loro rapporto è unico e straordinario”.

“L’incontro con Nino nel ‘52 è stato un incontro felice – ha ricordato il regista -. Durante una cena Nino confessò: con Federico è stato subito bello, io riesco a comprendere per intero un suo film quando ho composto l’ultima nota della colonna sonora. Lì capisco che il nostro rapporto è imprescindibile, le note arrivano sul mio spartito in maniera rabdomantica” .

“Tra loro c’era tutto un passato di musiche nostalgiche, degli anni ’20 e ’30, che faceva parte dell’humus di entrambi. Una nostalgica armonia”, ha proseguito Francesca. E ha raccontato poi tutto il percorso della creazione del film dalla sua prima sceneggiatura: dall’incontro con De Laurentis, alla scelta del cast: “La strada fu un film faticoso per Federico, una strada sempre in salita. Per girarlo tutto occorsero tanti mesi, se si pensa che l’ultimo ciak fu nel maggio ’54 e il primo nell’ottobre 53. De Laurentis impose gli attori e quasi non voleva la Masini. Ma alla fine accettò la volontà di Federico”.

Dalle parole della nipote emergono ancora tratti della profonda personalità dello zio: “Ho deciso di girare questo film – diceva il regista riminese – perché mi sono innamorato di questa bambina vecchia, di questa donna che aveva una profonda saggezza e nello stesso tempo viveva la follia, mi sono innamorato di un volto triste su una faccia da clown. Quando penso ai suoi occhi che guardano Zampanò ancora ho un groppo allo stomaco”.

“Nel 1956 Federico riceve l’Oscar come regista de ‘La strada’ – ha proseguito Francesca Fellini – ha amato in modo speciale questo Oscar perché è stato un riconoscimento importantissimo. Gelsomina è l’icona del titolo del Meeting, una protagonista nelle periferie dell’esistenza. La strada è un percorso di redenzione”. Poi rivolta ai più giovani: “Vedrete che al termine di questa suite vi verrà voglia di guardare il film”.

Sono partite immagini mute di scene del film e gli sguardi della Masina, di Queen e Burton ci parlano di quel senso infinito di bisogno che è l’uomo, ci parlano della grandezza e della piccolezza dell’io, ci parlano di quel Destino che non ha lasciato solo l’uomo; dialogano accompagnati e sostenuti dalla musica coinvolgente di Rota. Fino all’ultima, drammatica sorpresa delle stelle di Zampanò. Così si è conclusa la prima giornata del Meeting. Il pubblico è uscito colpito dal fatto di sentirsi all’inizio di un cammino. Il cammino del Meeting.

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