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Viaggio Apostolico in Bulgaria e Macedonia del nord Recita del Regina Coeli nella Piazza di San Alexander Nevsky - Foto © Servizio Fotografico - Vatican Media

Intervista a Mons. Hristo Projkov, presidente della Conferenza episcopale della Bulgaria

Viaggio Apostolico in Bulgaria e Macedonia del Nord (5-7 maggio 2019)

Eccellenza, come descriverebbe l’accoglienza che è stata preparata in Bulgaria per Francesco, anche da parte della maggioranza non cattolica dei bulgari?

Siamo felici di accogliere papa Francesco! In più di mille anni di storia cristiana della Bulgaria, questa è la seconda volta in meno di 20 anni che riceviamo la visita del Papa. San Giovanni Paolo II venne nel 2002, adesso Francesco ha accolto il nostro invito e ne siamo contenti. Nel 2013, quando Bergoglio fu eletto Papa, subito inviammo un invito. Era chiaro che non potevamo ricevere subito una risposta, ma già l’anno dopo, nel 2014, durante la nostra visita ad limina in Vaticano, abbiamo rinnovato l’invito. Poi, secondo il protocollo, occorre anche un invito da parte del Presidente della Bulgaria. Anche questo invito è stato fatto, e il Papa ha accettato! Ne siamo molto felici!

Chi sono i cattolici bulgari?

Noi siamo cattolici e siamo bulgari, e questo è bello, perché in Bulgaria, dove la maggioranza della popolazione è ortodossa, c’è anche chi pensa che siamo stranieri. E invece siamo bulgari veri, figli di questa nazione, nata secondo la storia nel 681 dopo Cristo. La presenza dei cattolici risale al XV secolo, con l’arrivo dei missionari francescani da Dubrovnik, in Croazia, insieme ai minatori stranieri che a quell’epoca si insediarono in Bulgaria.

Oltre ai cattolici di rito latino ci sono anche quelli di rito greco, da quando un gruppo di bulgari fu ricevuto in Vaticano da Papa Pio IX, nel 1860, e consacrò il primo vescovo della Chiesa greco-cattolica Bulgara, di cui io sono il decimo successore.

Come cattolici siamo pochi, circa l’1% della popolazione. La maggioranza è ortodossa, poi ci sono circa un milione di musulmani, su circa 7-8 milioni di abitanti. Sono bulgari convertiti forzatamente durante l’epoca dell’impero Ottomano, durata cinque secoli, conosciuti con il nome di Pomacchi (INGLESE Pomak NB).

Quali sono i settori in cui la chiesa cattolica bulgara è più attiva nella società?

Anzitutto dobbiamo dire che durante l’epoca del comunismo tutte le attività della Chiesa erano vietate. Solo le chiese erano aperte, invece scuole e seminari erano chiusi, gli ospedali confiscati, fino al 1989, quando la Chiesa ha iniziato a inserirsi di nuovo normalmente nella vita della società. C’è la Caritas, molto attiva, abbiamo diversi progetti avviati per i poveri, i migranti, i disabili, le donne madri, anche l’avviamento al lavoro. Ci sono anche i salesiani, arrivati dopo il comunismo, che si occupano soprattutto dei Rom. A livello sociale la Chiesa cattolica è molto attiva, dovremmo essere altrettanto attivi a livello pastorale, ma non abbiamo ancora recuperato gli edifici che erano adibiti a seminari. Grazie a Dio ci sono vocazioni al sacerdozio, non tante ma sufficienti per le nostre comunità, giovani che inviamo all’estero a studiare. E tutte le attività sociali della Chiesa cattolica, per concludere, sono molto ben viste nel nostro paese.

Anche nel campo dell’istruzione?

Non abbiamo ancora scuole cattoliche, perché non abbiamo personale preparato per gestirle. Il numero dei sacerdoti, circa 60 in tutto nelle tre diocesi bulgare (due latine ed una greco-cattolica), è sufficiente solo per le attività pastorali nelle parrocchie. I religiosi e religionse invece sono circa 120, tra cui in particolare le Missionarie della Carità di di santa Teresa di Calcutta, nelle principali città del paese, arrivate dopo il comunismo.

E i giovani?

Abbiamo giovani che crescono nella fede con entusiasmo e buona volontà, speriamo rimangano in Bulgaria, anziché emigrare all’estero, perché possono essere di grande aiuto per la Chiesa, come catechisti ad esempio, dato che non abbiamo molti religiosi per l’insegnamento del catechismo e al momento se ne occupano soprattutto madri di famiglia. Mi piace ricordare la partecipazione molto attiva dei giovani bulgari alle Giornate mondiali della Gioventù, istituite da san Giovanni Paolo II. A Cracovia nel 2016 eravamo 300, che per noi è un numero grande!

Lei ha citato il fenomeno dell’emigrazione, specie dei giovani. Come incide questo fenomeno sulla Chiesa.

Il fenomeno c’è, purtroppo, e il numero dei cattolici è diminuito anche a causa dell’emigrazione. Ma il fatto nuovo è che molte famiglie giovani tornano in Bulgaria dall’estero, dai paesi dell’Europa occidentale, forse a causa anche della crisi economica globale, per dare il loro contributo al futuro della Bulgaria, e questo è un fatto positivo. Aggiungo tra parentesi che c’è anche chi torna provvisoriamente proprio in questi giorni, per la visita del Papa!

Che ricordo ha invece la gente della visita di Giovanni Paolo II nel 2002?

Sono felice di conservare un bel ricordo della visita di san Giovanni Paolo II nel 2002. Ero già vescovo, ordinato proprio da Giovanni Paolo II nel 1994, fu un avvenimento memorabile accogliere il Papa nella mia cattedrale. Poi ricordo l’entusiasmo della gente! Anche i bambini che ora vedranno il Papa la prima volta e ne sono tanto felici mi fanno ricordare l’entusiasmo del 2002. Saranno 250 quelli che riceveranno la prima comunione durante la messa del Papa. Siamo meravigliati inoltre, come vescovi e sacerdoti, che anche tanti ortodossi e protestanti, musulmani e persino non credenti, o indifferenti, hanno fatto richiesta di partecipare agli eventi del viaggio papale.

Ma chi è per i bulgari – che sono in maggioranza ortodossi  – Papa Francesco? Quali sono i tratti più conosciuti e apprezzati di lui?

Francesco gode di grande simpatia tra la gente. Quasi ogni giorno nei notiziari TV si parla di lui, e non solo adesso che si prepara il suo arrivo in Bulgaria. Francesco ha attirato attenzioni fin dall’inizio del pontificato, molta gente è sorpresa il positivo del suo modo di fare, di essere, quando rompe i protocolli, la gente è entusiasta! E grazie a lui questa simpatia generalizzata si trasmette anche alla comunità cattolica locale!

Per molti il fatto che Papa Francesco abbia deciso di visitare il vostro paese sembra quasi strano. La Chiesa cattolica locale è molto piccola e la Bulgaria un paese della periferia dell’Europa…

Per me non è strano! Io penso che la famosa frase, quando ha detto che dobbiamo guardare alla periferia del mondo, corrisponde al suo stesso modo di osservare il mondo. Anche lui in un certo senso proviene dalla periferia del mondo! Ha già visitato paesi come Bosnia-Erzegovina, Albania, Georgia, adesso Bulgaria, da dove poi e andrà in Macedonia del Nord. Oltretutto noi non siamo proprio periferia. La Bulgaria è la porta dell’Europa, proveniendo dalla Turchia e dall’Asia. In Bulgaria però c’è anche tanta povertà, ci fa bene sentirci sotto lo sguardo del Papa.

Francesco seguirà le orme di un predecessore, papa Giovanni XXIII, che prima di essere eletto Papa visse in Bulgaria 10 anni…

Il motto della visita di Francesco è appunto “Pacem in terris”, il titolo della famosa enciclica di Papa Giovanni XXIII. E’ evidente l’intento di Francesco di mettersi sulle orme di Giovanni XXIII, venendo in Bulgaria. Siamo un paese che grazie a Dio ha attraversato in modo pacifico la transizione dal comunismo ateo alla democrazia, senza spargimenti di sangue. Possiamo essere un modello di pace per tutta la regione dei Balcani. Ecco perché il Papa ha scelto di venire qui. Il logo del viaggio raffigura la terra nelle mani di Dio, con il tricolore della bandiera bulgara che avvolge il mondo intero. Vuol dire che dalla Bulgaria il Papa farà appello a tutto il mondo per la pace.

Il tema in evidenza del viaggio papale in Bulgaria sarà certamente l’ecumenismo. Come descriverebbe i rapporti ecumenici quotidiani con gli ortodossi?

Qui tocchiamo una questione delicata, perché l’ecumenismo, sia nella teoria che nella pratica, era una realtà viva durante l’epoca del comunismo. Ogni anno, per la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ci incontravamo con la chiesa ortodossa, pregavamo insieme. Poi dopo il 1989 qualcosa è cambiato, spesso ora si dice che la parola ecumenismo significa qualcosa di non giusto, non vero. È un peccato! In passato non era così, e io credo che anche in futuro non sarà più così. Ma almeno per adesso questa è la realtà, anche se più a livello di gerarchie che di semplici fedeli. Anzi, tra loro ci sono molte attività promosse e realizzate insieme, oltre alla preghiera insieme.

La Chiesa ortodossa bulgara ha fatto sapere che non ci saranno preghiere comuni durante la visita del Papa. Sembra un segnale di freddezza… lei come lo interpreta?

E’ da 1,000 anni che è così. La chiesa ortodossa non prega insieme alla chiesa cattolica. E’ anche vero però che negli ultimi anni siamo stati testimoni di incontri importanti, tra il Papa e gerarchi dell’Ortodossia: penso a Kirill di Mosca, a Cuba, a Bartolomeo di Costantinopoli, con cui il Papa si incontra davvero spesso. Questo è un incoraggiamento importante per il futuro, come quando nel 1964 a Gerusalemme Paolo VI e Atenagora si incontrarono e cancellarono i reciproci anatemi. Quel fatto fu motivo di gioia enorme qui in Bulgaria.

Adesso Francesco a Sofia avrà anche un incontro con il Patriarca di Bulgaria Neofit. Lo conosco da quando siamo giovani, dato che abbiam quasi la stessa età. E’ un uomo molto cordiale, sincero, con lui parlo sempre amichevolmente quando lo incontro. E l’incontro che avrà con Francesco già per noi è già abbastanza per trasmetterci coraggio e fiducia per il futuro.

Il resto, la decisione che non ci saranno preghiere insieme, noi cattolici lo prendiamo con rispetto, così come accettammo con rispetto la decisione della Chiesa ortodossa bulgara di non andare al concilio panortodosso di Creta, nel 2016.

Ma di preciso quali sono le attività che lei citava che cattolici, ortodossi e protestanti realizzano insieme?

I laici delle diverse Chiese lavorano molto insieme a livello sociale. Nelle nostre caritas ad esempio lavorano anche ortodossi. Nel progetto che ho citato prima per le ragazze madri non c’è nessuna ragazza madre cattolica, tutte sono musulmane, o ortodosse, o protestanti. Mi piace anche sottolineare che quando ci sono decisioni da prendere sotto la spinta dell’Occidente, su questioni come diritti dei bambini, aborto, eutanasia, allora tutti noi tutti cattolici protestanti e ortodossi parliamo ad una voce sola. Il parlamento bulgaro non ha votato l’eutanasia proprio perché ci siamo opposti insieme come cattolici, ortodossi e protestanti. La convenzione di Istanbul non è stata ratificata qui in Bulgaria dal Parlamento perché tutti noi ci siamo espressi contro. Dunque anche se non si parla di pregare insieme, c’è un vasto campo di azione nel quale già operiamo insieme.

Quali frutti potrà portare in definitiva il Papa in Bulgaria? lei ha una speranza in particolare?

Da quando abbiamo saputo che il Papa aveva accettato il nostro invito, abbiamo preparato una preghiera per la pace che recitiamo ogni giorno, in tutta la Bulgaria, anche dopo la messa, che dice in conclusione: “Dio della pace, dacci la pace nelle nostre anime, per mostrare con la nostra vita che la pace è possibile nel mondo”. Io credo che come frutto della benedizione del Papa, non solo in noi cattolici ma in tutti i bulgari rimarrà uno spirito di pace. Così potremo mostrare davvero che la pace è possibile nelle nostre anime, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nel nostro paese!

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