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Inganno, identità, profezia e falsità!

Essere vigili e non perdere mai la propria identità cristiana

L’uomo di oggi intrattiene con la falsità una relazione quotidiana avvilente. Lo fa spesso senza sapere di farlo, ma agisce come se non dovesse mai rapportarsi o arginare alcunché per evitarla o sconfiggerla. Convive con essa e di riflesso garantisce e certifica l’inganno che ne viene fuori. Quando si è ingannati inevitabilmente si diventa ingannatori del prossimo, in un vortice che si auto alimenta e distrugge l’intensità interiore dell’essere umano a sua volta contaminato. Eva mangia la mela; cede all’inganno del serpente e ne fa poi mangiare al suo compagno, diventando ingannatrice. Leggiamo dal libro della Genesi: “Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò”. Come fare quindi per uscire da questo tunnel che non lascia scampo e diventa piaga quotidiana pericolosa che tutto infetta? È possibile evitare di essere vittime dell’inganno ed esserne complici consapevoli o meno? Risponde mons. Costantino Di Bruno: “Questa via esiste ed è una sola: l’incondizionata fede nella Parola del Signore. La sola Parola vera che esiste su tutto l’universo è quella di Dio. Tutte le altre parole a qualsiasi ramo dello scibile umano esse appartengono – filosofia, teologia, antropologia, psicologia, letteratura, religione, medicina e infiniti altri settori del sapere – sono tutte fallibili. Possono risultare fonte di inganno, di inquinamento del cuore e della mente. Possono condurre alla morte”. Lo stesso San Paolo, grande maestro della Divina Parola, ammonisce Galati e Corinti a prestare molta attenzione. L’inganno e la falsità sono sempre alle porte. La fossa è sotto i piedi di tutti.

Bisogna perciò essere vigili e non perdere mai la propria identità cristiana. Il credente è spesso omissivo del mandato celeste ricevuto. Ogni volta che il suo operato stride di fronte alla Parola, si consuma un atto del diavolo che lo affossa e spinge l’altro ad allontanarsi sempre di più dalla possibilità di riempire di luce la sua vita. Si serve il povero o si aiuta lo straniero lacerato nel corpo e nello spirito, non per solo per fatti contingenti, ma perché in quel povero, in quel rifugiato emerge tutta la sofferenza di Cristo. Non tutti guardano al mondo con questa purissima visione di fede, ma si preferisce valutare il prossimo in base alle proprie esigenze quotidiane o alle personali prospettive future. Non può esserci una perfetta conoscenza di fede nel Figlio dell’Uomo, se manca poi la perfetta conoscenza della sua verità, contenuta nella sacra Scrittura e nella tradizione bimillenaria del Magistero. È obbligo per ogni credente, proprio per irrobustire la propria identità, seguire la catechesi in parrocchia e formarsi alla luce del discernimento di un maestro spirituale. Tutti ne abbiamo bisogno! Non c’è in questa direzione il primo della classe o lo studioso autodidatta che può ritenersi esente da queste due indicazioni centrali nella Chiesa di Cristo. La società di oggi probabilmente stimola la sensazione, attraverso i suoi mezzi innovativi, che l’uomo possa essere in grado di auto curarsi. Non è così per il corpo, non lo è certo per lo spirito. Medici e padri spirituali sono le “stampelle illuminate” di ognuno su cui appoggiarsi per percorrere nel modo migliore la strada complessa della vita. Cristo non può essere conosciuto per sentimento, ma per apprendimento della sua più pura assenza. Senza questa conoscenza prendono forma la frammentarietà, la falsità, il fai da te e l’identità cristiana vacilla.

Eppure i grandi profeti hanno annunciato al mondo la verità, molto prima che la stessa fosse data in dono all’umanità intera. Perché allora si fugge dalle profezie che la storia ha reso autentiche? Perché si ha paura di questa bussola divina necessaria ad ogni uomo per offrire il meglio di se, qualsiasi sia il ruolo sociale, politico, professionale, familiare? Leggiamo Isaia (52,13-53,12). La passione di Cristo è annunciata con una descrizione impressionante. Un quadro profetico puntuale, ma quasi doloroso per lo stesso profeta,  scelto dal cielo ad anticipare la violenza che l’uomo riserverà al Messia. Ecco un passo: “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte”. La profezia di Isaia  è attualità. È scialuppa in dotazione della barca che solca i mari della nostra esistenza, anche se oggi si va in tutt’altra direzione. La crisi odierna ne è una diretta conseguenza. Scrive, a proposito della predizione di Isaia, mons. Di Bruno: “La passione di Gesù Signore raccontata dai Vangeli Sinottici è la perfetta realizzazione o il pieno compimento di questa profezia. Tutto di essa si compie. Nulla rimane incompiuto. Chi conosce questa profezia e contempla la vita di Gesù per tutto il tempo della sua passione, dalla cattura nell’Orto degli Ulivi sino alla sua sepoltura, non può non attestare che è Gesù il Servo Sofferente”. Una cosa è certa: In Cristo Gesù ogni profezia è diventata storia. Le radici cristiane, come ha ricordato Papa Francesco al parlamento Europeo, vengono però oggi nascoste, negate, svendute e l’inganno, assieme alla la falsità, spegne indisturbato la luce della profezia e della identità cristiana.

Chi volesse contattare l’autore può scrivere al seguente indirizzo email:  egidio.chiarella@libero.it. Per ulteriori informazioni: www.egidiochiarella.it. Per ordinare l’ultimo libro di Egidio Chiarella si può cliccare qui.

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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