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India: veglia di preghiera a un anno dalla strage di cristiani

Vennero uccisi circa cento fedeli

NUOVA DELHI, martedì, 25 agosto 2009 (ZENIT.org).- A un anno dall’ondata di violenza nello Stato indiano dell’Orissa, che ha provocato la morte di più di cento cristiani per mano dei fondamentalisti indù, la Conferenza Episcopale dell’India ha celebrato questo domenica una “Giornata di pace e armonia” per riunire tutti i fedeli di varie religioni che vogliono cercare una via per la pace.

Il Cardinale Telesphore Placidus Toppo, Arcivescovo di Ranchi, ha sottolineato che dopo i momenti difficili che la comunità cristiana ha vissuto nel Paese è giunto il momento di “iniziare un dialogo, attraverso una preghiera congiunta che ci unisca per raggiungere la pace”.

Da parte sua, il Governo dello Stato dell’Orissa ha deciso di smantellare i campi in cui vivevano i rifugiati, che in parte hanno fatto ritorno ai propri villaggi.

Ad ogni modo, l’organizzazione internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) ha avvertito del fatto che i cristiani non tornano ancora nelle proprie case per paura di nuovi scoppi di violenza.

Dall’India, il giornalista Anto Akkara ha segnalato ad ACS che molti cristiani che non hanno ancora potuto tornare a casa vivono nei quartieri poveri di Bhubaneswar, nell’Orissa, per paura che il Governo non garantisca la loro sicurezza.

Marie-Ange Siebrecht, esperta di ACS in India, ha affermato che “il Governo sta smantellando i campi, ma questo non risolve i problemi dei rifugiati, perché i cristiani non si avventurano a tornare nei propri villaggi per le minacce dei fondamentalisti indù”.

Spesso, inoltre, non hanno mezzi di sussistenza, visto che i compensi governativi molte volte “finiscono per scomparire”.

Per questo motivo, l’organizzazione di diritto pontificio ha fornito aiuti d’emergenza nei campi, come dieci tende in cui si celebra la Messa, e ha promesso il suo aiuto all’Arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, monsignor Raphael Cheenath, per ricostruire le chiese e le altre proprietà cattoliche distrutte dagli estremisti.

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