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Kerala - India

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India. Oltre 200 episodi di violenze anticristiane solo nel 2015

Dati drammatici quelli diffusi dal Rapporto “India Christian Persecution”: oltre 8mila donne e bambini vittime di persecuzioni da parte di estremisti indù

Oltre 200 incidenti di violenza anticristiana; sette pastori protestanti e un laico uccisi; circa 8mila vittime di persecuzioni, soprattutto donne e bambini. Tutto questo è avvenuto in India nel corso del 2015. Il drammatico censimento è stato svolto dal Rapporto “India Christian Persecution”, edito dal “Catholic Secolar Forum” (Csf), organizzazione della società civile indiana che analizza la violenza anticristiana nel paese.

Nel Rapporto – ripreso dall’agenzia Fides –  sono individuati come autori delle violenze i gruppi e le formazioni estremiste e fanatiche induiste, che promuovono l’ideologia dell’Hindutva (“induità”), che vorrebbe eliminare dall’India i credenti delle religioni non indù. Tali gruppi sono ostili alle minoranze religiose musulmane e cristiane e diffondono una campagna di odio e di diffamazione che poi genera atti concreti di violenza.

Secondo il documento, lo Stato di Maharashtra è quello in cui l’ideologia è maggiormente diffusa, mentre il Madhya Pradesh è in cima alla lista per numero di episodi di violenza anticristiana. Seguono Tamil Nadu, Jharkhand, Chhattisgarh, Haryana, Odisha, Rajasthan, in un elenco che comprende 23 Stati dell’Unione indiana.

Il Rapporto nota che una della accuse principali ai cristiani è quella di conversioni forzate e con mezzi fraudolenti. Per questo il governo del Madhya Pradesh, ha modificato la cosiddetta “legge anti-conversione”, inasprendo le pene. Il laico cattolico Joseph Dias, responsabile del Csf, nota che “la conversione forzata non è in alcun modo parte dell’orizzonte della fede cristiana: si tratta solo di lasciare libertà di coscienza e di religione, previste dalla Costituzione”. Sono invece cresciute le cosiddette “cerimonie di riconversione”, organizzate dai gruppi estremisti indù in numerosi Stati indiani, in cui dalit e tribali cristiani vengono riportati in massa all’induismo.

Tra i gruppi fautori delle violenze, si è consolidato nel 2015 il Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss), che ha “rafforzato la sua presa sul sistema politico del Paese”, nota il testo, che oggi conta oltre 15 milioni di militanti sparsi in oltre 50mila cellule locali, e conta membri anche nella polizia, nella magistratura, nella amministrazione statale.

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