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India e Cina si muovono contro gli aborti selettivi

Nei due Paesi asiatici la tragica pratica, seppur illegale, è ancora molto diffusa. Solo in India dal 1980 al 2010 sono state abortite 12milioni di bambine

La legge li vieta, ma non per questo la loro pratica è oggi meno diffusa che nel passato. Si tratta degli aborti selettivi per impedire la nascita di bambine, in India e in Cina, dove in molti settori della società l’arrivo di un fiocco rosa è ancora considerata una sventura.

Qualche segnale positivo sembra però stia finalmente arrivando. In India, dove addirittura il fenomeno è in aumento e dove tra il 1980 e il 2010 sono state abortite 12milioni di bambine, il primo ministro Narendra Modi ha annunciato di voler interrompere questo tragico stillicidio. “Non abbiamo il diritto di uccidere le nostre figlie”, ha scandito il premier durante il lancio della campagna “Salva tua figlia, educa tua figlia”.

Contemporaneamente alla svolta annunciata da Modi, le autorità governative cinesi hanno deciso di contrastare le agenzie che inviano campioni di sangue di future mamme all’estero per determinare il sesso del nascituro. Questo tipo di analisi è vietata in Cina, ma molte coppie aggirano il divieto attraverso agenzie on-line che offrono il servizio all’estero o ad Hong Kong. La Commissione ha ora imposto ai motori di ricerca di impedire la segnalazione di queste agenzie, ha inoltre inasprito le pene per quelle illegali e ha vietato ai medici di trasportare o spedire campioni di sangue all’estero.

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