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Basilica di San Pietro - Foto © CC - ZENIT HSM

In Vaticano, 500 imprenditori cristiani per “una economia inclusiva”

Al via domani la conferenza internazionale “I leader d’impresa, agenti di inclusione economica e sociale” promossa da Uniapac e Pontificio Consiglio Giustizia e Pace

Alla base ci sono la Evangelii Gaudium e la Laudato Si’ di Papa Francesco. L’obiettivo è la realizzazione del bene comune attraverso un’economia inclusiva che accompagni le persone in questa fase di mancanza e trasformazione del lavoro. Oltre 500 imprenditori cristiani da 40 paesi del mondo ne discuteranno durante la conferenza internazionale dal titolo “I leader d’impresa, agenti di inclusione economica e sociale” che, promossa dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace insieme alla Uniapac (Conferenza internazionale delle Associazioni di imprenditori cristiani) sarà ospitata domani e venerdì in Vaticano.

I partecipanti incontreranno domattina Papa Francesco per ricevere le indicazioni chiave da approfondire durate la due giorni. In particolare la strategia del “costruire ponti”, da sempre reiterata dal Papa, sarà al centro dei lavori del Simposio, come ha spiegato mons. Silvano Maria Tomasi, segretario del Dicastero, nella conferenza di presentazione di stamane presso la Radio Vaticana. Accanto a lui, il presidente di Uniapac José Maria Simone.

La Conferenza si pone in continuità con il seminario di alto livello sul tema “Il bene comune: verso un’economia inclusiva” che si tenne nell’estate del 2014 allo scopo di analizzare i contenuti economici dell’Evangelii Gaudium, ha spiegato l’arcivescovo. In quell’occasione, i partecipanti hanno avuto modo di avere anche uno scambio di idee con il Santo Padre.

Ora, con la pubblicazione dell’enciclica sociale Laudato Si’, si vogliono approfondire i nuovi spunti offerti dal Vescovo di Roma per l’attività imprenditoriale riconosciuta come “nobile vocazione orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti”, soprattutto se comprende che la creazione di posti di lavoro è “parte imprescindibile” del suo servizio al bene comune.

A cuore del Convegno c’è, quindi, anzitutto “la dignità di ogni persona” che dev’essere “sostenuta e rispettata”, ha sottolineato mons. Tomasi. “La tradizione stabilita dalla Dottrina Sociale della Chiesa apre prospettive concrete, per ciò che riguarda dignità del lavoro, obblighi dei datori di lavoro, inviti alla produttività e alla creatività”. Sono piste di riflessione e di azione che “se messe in pratica hanno la capacità di trasformare relazioni sociali” e di “creare un contesto sociale non solo più umanizzato, ma che porti al benessere distribuito in maniera più equa ed efficace”, ha affermato.

“Se noi guardiamo all’esclusione che si è creata l’evoluzione dell’economia non è stata capace di gestire questa esclusione, perché non l’ha considerata”, ha sottolineato da parte sua Simone. “In quanto imprenditori siamo molto pragmatici, ma siamo molto deboli sul fronte sociale. Dobbiamo quindi imparare come trasformare i nostri punti di vista e prendere maggiormente in considerazione l’impatto che le nostre decisioni producono sulla società”.

“Viviamo infatti tempi in cui i poteri della finanza e della tecnologia digitale dettano in massima parte l’agenda delle attività umane, a frutto di un numero sempre più ristretto di ricchissimi”, ha osservato il presidente di Uniapac, organismo voluto da Pio XI per approfondire il pensiero della Dottrina Sociale della Chiesa nel mondo del lavoro.

I leader d’impresa, tuttavia, “possono fare la differenza”: “Possiamo costruire ponti ogni volta. Siamo parte di uno sviluppo umano creato da Dio e dobbiamo essere capaci di trasportare, di distribuire, di essere parte del ponte. Il cristiano ce l’ha nel DNA il fatto di costruire ponti ed è bello pensare che tale tendenza possa diffondersi nelle persone sopratutto in questa epoca di globalizzazione che accorcia le distanze”, ha affermato Josè Maria Simone.

Il primo step è dunque “imparare a trasformare i punti di vista”, poi aiutare le persone a prepararsi per i “nuovi lavori”. “Prima eravamo tutti artigiani ora con le nuove tecnologie si può lavorare da casa, con un computer o altri strumenti, e questo è una novità. L’evoluzione delle tecnologie è evoluzione delle persone, quindi bisogna educare i lavoratori ai nuovi impieghi che richiede il mercato”.

In ogni caso, ha ripreso mons. Tomasi, bisogna far attenzione che l’uso delle scienze e tecnologie non intralcino la creatività della persona umana. “Va accettata l’evoluzione e la nuova qualità del lavoro, della vita, ma la persona non deve essere avulsa dal contesto, come qualcosa di superfluo davanti alla tecnologia che invece è e deve rimanere solo uno strumento”.

In tal senso, ha affermato l’ex osservatore vaticano presso l’Onu di Ginevra, non dobbiamo separare il mondo lavoro dall’educazione: “Serve una maggiore convergenza altrimenti ci sarà uno sbilanciamento”, ha detto. “In Germania, ad esempio, ci sono scuole ‘vocazionali’ che indirizzano ad una professione specifica. In Italia, invece, abbiamo posto l’accento su una educazione tradizionale, non ci concentriamo su una cosa specifica da fare, ma usciamo tutti con lo stesso diploma, la stessa laurea”.

Servirebbe dunque “un percorso che immette nel mondo del lavoro ma anche un ripensamento di quello che intendiamo come economia”. Questo si può realizzare anche attraverso l’impegno congiunto delle diverse religiose. “Di fronte ad una politica che arranca nel fronteggiare certe sfide, c’è bisogno infatti di leader religiosi che possano contribuire a portare un nuovo umanesimo su piani di imprese e lavoro”, ha detto l’arcivescovo.

È possibile? “Non è questione se è possibile o meno, ma che questo avvenga”, ha affermato il presidente Simone. “Dobbiamo generare la possibilità che le persone lavorino, e farlo insieme, lavorare fortemente perché questo accada, superando gli egoismi e passando all’azione”.

Anche perché, lo scenario internazionale assume toni preoccupanti tra paesi poveri sempre più poveri e quelli ricchi sempre più ricchi, oltre alle numerose situazioni di conflitto. È fondamentale perciò impegnarsi per creare “un mondo con più giustizia sociale”, perché, ha detto Simone, “sarebbe un suicidio dell’umanità non invertire la tendenza”.

A tal proposito, durante il Convegno verrà affrontata in maniera trasversale la questione dei migranti. “Immigrazione ed economia sono due temi strettamente connessi”, ha sottolineato Tomasi, “spesso siamo vittime di emozioni e paure e consideriamo il tema migratorio solo come qualcosa legato alla crisi. Invece, dobbiamo vedere gli immigrati e anche i rifugiati come risorsa per i Paesi che li accolgono, dal punto di vista economico, sociale, culturale e anche spirituale. È molto importante per gli europei ricordare che la loro gente è stata accolta bene in molti Paesi d’Europa. Ora tocca fare lo stesso”.

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