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In Sud Sudan, liberati 145 minori arruolati da gruppi armati

Lo annuncia l’Unicef, spiegando che si tratta del più alto numero di bambini soldato mai liberati dal 2015. Circa 16mila i bimbi reclutati nel Paese

In Sud Sudan, sono stati rilasciati ieri 145 minorenni costretti a combattere da gruppi armati. Lo ha annunciato l’Unicef, spiegando che si tratta del più alto numero di bambini soldato mai liberati dal 2015, quando ne erano stati rilasciati 1775, ha sottolineato in una nota il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia.

È stato stimato che ben 16mila bambini siano stati reclutati da forze e gruppi armati in tutto il éaese africano in seguito ai combattimenti iniziati nel dicembre 2013. Solo dall’inizio di quest’anno, ne sono stati reclutati oltre 800.  Durante le fasi del rilascio, avvenuto da parte dei gruppi armati Fazione cobra e Spla in opposition, i minorenni sono stati formalmente disarmati, dotati di abiti civili e registrati per un programma di reinserimento, spiega una nota dell’organismo.

Nel giovane paese africano — diventato uno stato indipendente il 9 luglio 2011, a seguito di un referendum passato con il 98,83% dei voti — la situazione è sempre più grave. Varie organizzazioni dei diritti umani denunciano ripetute violenze, soprattutto contro civili inermi.

Da domani (e fino al 30 ottobre), una missione del Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione africana (Aupsc) si recherà a Juba per valutare gli ultimi, drammatici sviluppi del confronto armato che vede opposte le forze governative del capo dello stato, Salva Kiir, a quelle del vice presidente, Riek Machar. Combattimenti che hanno provocato migliaia di morti e la fuga di milioni di persone.

Al momento, il Sud Sudan è uno dei paesi al mondo con i livelli più alti di migrazioni forzate a causa di guerre. Circa un sudsudanese su quattro è uno sfollato interno o un rifugiato nei paesi confinanti. Da più parti si chiede che l’Auspc agisca per assicurare l’istituzione di un tribunale indipendente in grado di indagare e punire i crimini.

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