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Daily meditation on the Gospel

Pixabay CC0 - PD

In quei giorni digiuneranno

Meditazione sulla Parola di Dio di venerdì 2 settembre 2016 – XXII Settimana del Tempo Ordinario

Lettura

Nella prima lettura, Paolo invita a non giudicare prima del tempo, perché unico giudice è il Signore, che è capace di manifestare le intenzioni del cuore. Il Vangelo, invece, inizia con le parole dei farisei e dei loro scribi, che sottolineano la differenza tra i loro discepoli e quelli di Gesù, chiedendo al Maestro di motivare il comportamento di questi ultimi.

Meditazione

Nel Vangelo di Luca c’è solo un altro testo in cui si parla di qualcuno che digiuna, quello del fariseo e del pubblicano che vanno a pregare al tempio (Lc 18,12). Nella sua preghiera, il fariseo ricorda che lui digiuna due volte alla settimana. Il digiuno, dunque, era una prassi importante nella spiritualità del pio giudeo. Gesù, nella sua risposta, non lo annulla, ma ne discerne l’uso secondo un criterio ben preciso: la presenza o l’assenza dello sposo. La gioia legata alla presenza dello sposo rende impossibile digiunare. È solo quando lo sposo sarà portato via e, dunque, gli invitati saranno privati della sua presenza, che avrà senso digiunare. È frequente sentir parlare di persone che si impegnano nel digiuno per diventare più forti interiormente. Concepito in questo modo, però, il digiuno rischia di diventare qualcosa di cui vantarsi, che porta a mettere se stessi al centro. Invece, per Gesù, il digiuno non dice il mio impegno, la mia ascesi, ma il mio essere stato privato della presenza dello sposo e della gioia ad essa legata. C’è, dunque, una incompatibilità totale tra digiuno e presenza dello sposo, come tra un pezzo di vestito nuovo e un abito vecchio, o come tra il vino nuovo e degli otri vecchi. Le parabole di Gesù svelano il rischio in cui possiamo incorrere davanti al suo messaggio: cercare un compromesso tra il nostro “vecchio” stile di vita e il “nuovo” proposto dal Signore. Ma, se facciamo così, il risultato è quello di perdere sia il “nuovo” che il “vecchio”. Chiediamo al Signore la grazia di rinunciare al “vino vecchio” delle nostre abitudini, dei nostri pensieri, delle nostre sicurezze – che ha in sé qualcosa di piacevole per cui ci è difficile rinunciare ad esso –, per desiderare e accogliere il “vino nuovo” che egli vuole donarci.

Preghiera:

«Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti: per questo li custodisco» (Sal 119,129): con le parole del Salmo, chiedo al Signore la grazia di accogliere e custodire la sua parola.

Azione:

Durante la giornata, cercherò di testimoniare la gioia di avere con me lo sposo.

***

Meditazione a cura di Marzia Blarasin, tratta dal mensile Messa Meditazione, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti: info@edizioniart.it.

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