“Non ci sono scuse o mezze misure – ha quindi incalzato il vescovo – per atti commessi contro uno solo di questi piccoli! C’è una condanna senza appello di Cristo ”. Il vescovo chiede quindi un mea culpa da parte di tutto l’episcopato francese e dice: “Questo male… potremmo esserne stati complici, noi vescovi, per il nostro silenzio, la nostra passività o la nostra difficoltà ad ascoltare e comprendere il dolore che pensavamo fosse stato dimenticato da chi era stato ferito nella carne, molto tempo fa”.

“Abbiamo voluto probabilmente salvare la rispettabilità dell’immagine della Chiesa, per paura dello scandalo, dimenticando che è santa ma anche composta da peccatori. In questo abbiamo fallito nella nostra missione”, ha aggiunto il presule, sottolineando che dalla Chiesa ci si attende oggi un grande atto di perdono.

“Perdonare – ha detto Crepy – non significa dimenticare, il perdono chiede innanzitutto il tempo necessario perché sia fatta la verità, perché a poco a poco sia possibile pronunciare delle parole per dire il dolore indicibile, perché la giustizia e il diritto possano designare chiaramente la colpa e il colpevole”. È un “cammino lungo” che richiede tempo, un “cammino di purificazione”, un “cammino di giustizia e di verità”, di “ascolto e attenzione” delle vittime che “i vescovi devono assolutamente intraprendere”.