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Il “virus gesuitico” di Papa Bergoglio contro una “religiosità light”

Videomessaggio alle associazioni degli ex alunni di scuole gestite dalla Compagnia di Gesù riunite a Guayaquil, in Ecuador, per il XVI Congresso latinoamericano

Una persona che resta “costantemente in tensione tra il cielo, la terra e se stesso”, che non nasconde la testa – “come uno struzzo” – dalla “realtà del territorio”, che non si costruisce “un mondo isolato” e che, soprattutto, “non vende la propria coscienza alla mondanità”. È questo, secondo Papa Francesco, il profilo di chi ha studiato in una scuola dei Gesuiti. Bergoglio lo conosce bene e ne ricorda i tratti somatici in un videomessaggio – riportato dalla Radio Vaticana – alle associazioni degli ex alunni di scuole gestite dalla Compagnia di Gesù riunite tutte a Guayaquil, in Ecuador, per il XVI Congresso latinoamericano. 

Francesco parla per metafore – “dio spray”, “religiosità light”, “virus gesuitico” – e trae spunto per la sua riflessione dalla contemplazione del Mistero dell’Incarnazione, uno dei temi cardine degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola, che – dice – “ci fa guardare il cielo”, ovvero le tre Persone divine”; poi “la terra”, quindi “la gente, gli uomini, i paesi, le situazioni”, e infine “una persona”: Maria, “casa di Nazareth”.  

In particolare, il Papa invita gli ex studenti a porsi tre domande, utili a “valutare fino a che punto la formazione ricevuta dalla Compagnia di Gesù è stata assimilata o fino a che punto è stata conservata in un armadio”. Ovvero, “come mi trovo davanti a Dio? Come sto di fronte al mondo? Come mi trovo di fronte allo spirito mondano che mi viene sempre proposto?”.

Altri tre quesiti Bergoglio li rivolge invece al mondo, guardando all’attualità della sua terra, segnata da fame, povertà e mancata istruzione. “Che succede in America Latina?”, domanda il Pontefice, “quanti ragazzi non stanno andando a scuola? Quanti bambini non hanno abbastanza da mangiare? Quanti bambini non hanno la salute?”.

Tre sono pure le cose oggi “necessarie”, secondo il Santo Padre, di fronte alle “tragedie umane”: “Assistenza sanitaria, cibo, istruzione”. A riguardo, il Pontefice ricorda il suo turbamento quando, anni fa, vide a Buenos Aires una strada dove, da un lato, c’erano 36 ristoranti di fila “costosissimi” e “pieni”, dall’altro, una poverissima villa miseria. Un esempio, questo, che mostra “la tragedia che porta oggi la mancanza di giustizia, la mancanza di equità”. “E tra le persone che mangiavano lì – ricorda il Papa – molti erano cristiani, molti credevano in Gesù Cristo e si professavano cattolici, e forse avevano studiato in scuole cattoliche”. 

“Se avete in voi  il ‘virus gesuitico’ – raccomanda il Pontefice – dovete guardare quello che dite a Dio quando vedete questa disuguaglianza, quello che dite a Dio quando vedete lo sfruttamento dei minori sul lavoro, lo sfruttamento della gente”. Allo stesso modo dovete pensare – esorta – “cosa direste a Dio quando vedete che la terra non è custodita”, quando assistete a “deforestazioni che fanno male alla gente” o ad aziende minerarie che “utilizzano il cianuro e l’arsenico per l’estrazione di minerali”, attentando alla salute di tanti ragazzi e adulti.

“Guardate come Dio guardava la faccia della terra, guardate tutti gli uomini, alcuni nascono, altri muoiono, altri piangono, altri ridono”, dice Francesco citando Sant’Ignazio. Guardate, cioè, “la realtà”, e interrogatevi: “Com’è il tuo rapporto con la realtà? O in altro modo, come trascendete voi stessi? Siete chiusi in voi stessi? Ve la immaginate la Vergine chiudere la porta per non accogliere la chiamata di Dio?”.  

E ancora: “Come guardi gli uomini? Con che sguardo? Lo sguardo della tua comodità, della tua tranquillità, di chi non vuole problemi, lo sguardo della tua tasca? E come guardi Dio? Faccia a faccia? Da Persona a persona? A chi parli? A un ‘dio spray’, diffuso … o parli con il Padre che è tuo Padre, parli al Figlio che è tuo figlio, parli allo Spirito Santo ricevuto nel Battesimo?

Non è un interrogatorio o un esame di coscienza troppo puntiglioso; queste domande – spiega il Santo Padre – servono a restare in tensione. Perché “la verità sempre si dà in tensione, la verità non è quieta, non è cristallizzata, mette in tensione, ti porta ad agire, ti porta a cambiare, ti porta a fare, ti porta ad imitare Dio creatore, redentore, santificatore”. Ti porta, in altre parole, “a essere umano”.

About Salvatore Cernuzio

Crotone, Italia Laurea triennale in Scienze della comunicazione, informazione e marketing e Laurea specialistica in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Radio Vaticana. Roma Sette. "Ecclesia in Urbe". Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma. Secondo classificato nella categoria Giovani della II edizione del Premio Giuseppe De Carli per l'informazione religiosa

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