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Mons. Giovanni D'Ercole

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Il vescovo di Ascoli a Pescara del Tronto a confortare la gente e scavare tra le macerie

Appena sentita la prima scossa questa notte, mons. Giovanni D’Ercole si è recato in macchina nella frazione, una delle più colpite dal sisma

Tra i primi soccorritori giunti questa notte tra le macerie del terremoto di magnitudo 6 che ha colpito un’ampia area tra le province di Rieti e Ascoli, alle 3.36, c’era anche il vescovo di Ascoli Piceno, mons. Giovanni D’Ercole. Il presule, appena sentita la scossa,  ha preso la macchina e si è recato subito nel luogo della sua diocesi più colpito dal terremoto: Pescara del Tronto.

In questa frazione del comune di Arquata del Tronto, ormai rasa al suolo dal sisma, sono dieci i morti estratti dalle macerie, fra questi anche uno o più bambini. Venti invece i feriti, in codice ‘giallo’ e ‘rosso’, trasportati nell’ospedale di Ascoli da tutta la zona terremotata. Due fratellini di 4 e 7 anni sono stati estratti vivi dalle macerie: si sono salvati grazie alla nonna che li ha infilati insieme a lei sotto al letto. La donna è attualmente sotto le macerie e risponde da lì ai soccorsi.

In queste ore, mons. D’Ercole è ancora in quei luoghi così duramente colpiti, per dare conforto agli sfollati o per scavare con le sue stesse mani insieme ai volontari sotto i cumuli di mattoni delle case distrutte. Quando è arrivato questa notte, ha raccontato al Sir, “era un pianto. Ho visto buio e sentito le grida della gente. E poi scosse di terremoto. Solo con le luci dell’alba ho potuto rendermi conto che il paese era stato raso al suolo. Un bombardamento ha distrutto completamente il paese. È un’altra Aquila”.

Il paese è quasi disabitato d’inverno, ma l’estate riunisce numerosi giovani. “È il cosiddetto turismo di ritorno – ha detto il vescovo – persone che abitano a Roma e tornano l’estate per passare le vacanze con i nonni o nelle seconde case. Infatti i terremotati sono quasi tutti giovani”.

Sui morti e i feriti, mons. D’Ercole spiega che “è troppo presto fare la conta”. “Ci sono dodici morti – ha detto all’adnKronos – ma mancano all’appello ancora tante persone. Ci sono molti dispersi e più passa il tempo più la situazione diventa difficile. Si continua a scavare tra le macerie con grandi difficoltà”.

Le salme saranno accolte “nella cappella che la diocesi mette a disposizione dell’obitorio dell’ospedale Mazzoni di Ascoli”, fa sapere il presule. “Abbiamo finito proprio adesso una riunione operativa con il prefetto, il sindaco e le diverse forze impegnate sul campo. Sto andando ad Ascoli ad organizzare la nostra parte, insieme con la Caritas, per dare il nostro contributo. Sicuramente l’accoglienza dei morti. Poi vedremo come favorire l’assistenza ai terremotati nel campo che si sta allestendolo e aiutare chi non si vuole spostare dal paese”.

[S.C.]

 

 

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