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Il vero oltraggio è contro la Famiglia. Quella vera

Riflessioni sulla “Giornata” del 27 ottobre scorso

“Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo… c’è un tempo per tacere e un tempo per parlare… ”. (Qo 3,1ss). Le espressioni sapienziali del Qoèlet  risultano sempre suggestive e attuali: è davvero questo il tempo per parlare, per dire finalmente basta all’impero dominante del relativismo, denunciato, con estrema decisione e senza sconti, da Benedetto XVI e ancora da Papa Francesco, ognuno con il proprio stile, pur rispettoso e amabile.

La invadente e beffarda dittatura della “cultura” di oggi ci ha regalato, negli ultimi decenni, la progressiva disgregazione della famiglia, la crescente umiliazione della donna, l’aberrante logica della eliminazione sistematica di chi è fastidioso: del concepito, dell’handicappato, dell’anziano, del malato terminale. Anche la cosiddetta legge sulla omo-fobia avrà, come unica conseguenza, di fatto, quella di imbavagliare le coscienze e di impedire la libera espressione delle proprie convinzioni.

È tempo di scendere in campo, con ogni mezzo, per proclamare una verità troppo spesso taciuta: che siamo noi disgustati, che siamo noi gli oltraggiati, che siamo noi profondamenti offesi di fronte a questo immane scempio dell’uomo, della sua storia e della stessa civiltà umana.

Siamo feriti, nel nostro sentire più profondo; siamo umiliati, ogni giorno, da una campagna, irragionevole e devastante, che tenta, con lucida e colpevole consapevolezza, di assestare il “colpo di grazia” a ciò che di più sacro e intangibile riconosciamo: la Vita, la Famiglia, la libertà di coscienza, l’educazione.

Siamo offesi, perché -nel nome di presunti diritti da tutelare- è costantemente violata la sacralità della Famiglia stessa: di quel misterioso intreccio di vita, di affetti, di gioie e di dolori condivisi, frutto spesso di tanto sacrificio; di quella realtà che porta in sé i segni del lavoro sofferto, del dialogo e del confronto sincero e che costituisce un tessuto unico e irripetibile, il terreno esistenziale nel quale siamo cresciuti e dal quale abbiamo imparato a vivere.

Noi abbiamo il dovere -se ancora non l’abbiamo fatto- di protestare contro le diffuse parodie della famiglia “naturale”. Nessuno potrà mai impedirci di proclamare sempre, dovunque, con ogni strumento -con la parola, con la stampa, con tutti i mezzi della comunicazione sociale- che nessuna legislazione al mondo potrà mai mutare ciò che è iscritto nel cuore dell’uomo, nella sua connotazione biologica e psicologica e nella sua fisionomia interiore. Nulla potrà mai impedirci di affermare la Verità, evidente e sacrosanta, sulla affettività umana, sul corretto rapporto tra un uomo e una donna, che fonda la prima cellula vitale della società. Nessuna ferita, nessun ostacolo, nessuna prova, nessun fallimento -vero, presunto, indotto o provocato- potranno mai modificare la bellezza di quel progetto, che l’uomo non inventa da sé, ma che è chiamato a scoprire e ad accogliere, con stupore e con gratitudine; che non deve manipolare, per i suoi fini, ma che ha il dovere di sostenere e incoraggiare con tutte le sue forze, perché vi riconosce la radice e la sorgente del suo stesso esistere.

Siamo fieramente offesi -noi, gente “comune”, che intende leggere la vita con occhi non offuscati da pregiudizi o da insane ideologie- da questa strumentale e assurda campagna contro ciò che di più caro possediamo: il tesoro delle nostre case, che rimane il patrimonio più prezioso e fecondo, affidato alla nostra custodia e al nostro cuore.

Noi siamo gli offesi, noi ci sentiamo umiliati, noi siamo disprezzati e mortificati ogni giorno da questa sconsiderata guerra, promossa senza pudore e senza rispetto alcuno, contro chi -magari con fatica, ma con tanto amore- ha custodito per generazioni quella ricchezza.

Per noi credenti ancor più grave è l’oltraggio, perché va a ledere la più bella “icona” della vita quotidiana che sia mai stata offerta agli occhi del mondo: la Sacra Famiglia, quel miracolo di reciproca attenzione, di tenerezza, di pietà, di santo ardore e di fedeltà all’Altissimo, vissuta e condivisa nella Casa di Nazareth. In essa il più grande si fa piccolo e serve; l’umiltà e la carità si fondono nel comune desiderio di corrispondere perfettamente alla Volontà del Padre.

Nessuna folle iniziativa dell’uomo potrà mai annullare o diminuire l’assoluta autorità morale di quel minuscolo cenacolo, nel quale la sola legge vigente era un Amore purissimo e casto, che rimarrà per sempre l’esempio più bello e più dolce della carità domestica. In questa luce, Fatima stessa è scuola di virtù famigliari, dettate dal Cielo e condivise, con umiltà e con fede, nelle case dei Pastorelli.    

Il dovuto rispetto per il prossimo non significa ambiguità, complicità, connivenza e falsificazione della verità: la carità, piuttosto, esige di aiutare a discernere e ad accogliere la realtà, nella sua originale e sorprendente bellezza e fecondità. Oggi, più che mai, è necessario aiutare l’uomo a rileggere la sua vita, la sua natura, la sua vocazione.

“Questa sarà la vostra sapienza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli… ”(cfr. Deut. 4,6); questa è la paziente e insostituibile missione della Chiesa: portare Cristo al mondo; riportare cioè all’uomo la luce della Verità, mostrando la appassionante continuità tra il Vangelo, le attese del cuore e la vita di tutti i giorni.

[Tratto da Maria di Fatima, mensile del movimento Famiglia del Cuore Immacolato di Maria]

About Mario Piatti

Padre Mario Piatti, I.C.M.S., è direttore del mensile Maria di Fatima.

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