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Il settimanale diocesano, questo sconosciuto…

La LEV pubblica il nuovo volume di don Giorgio Zucchelli per scoprire passato, presente e futuro delle 194 testate delle Chiese italiane

Cosa sono i settimanali diocesani? Quando sono nati? Dove si leggono oggi? Quale la loro funzione? A queste e a molte altre domande intende dare risposta il volume Il settimanale diocesano, questo sconosciuto. Scoprire le 194 testate delle Chiese italiane. Cosa sono. Come si fanno. Avranno futuro? pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana a firma di don Giorgio Zucchelli, direttore de Il nuovo Torrazzo di Crema e già presidente nazionale della Federazione Italiana Settimanali Cattolici (Fisc).

I settimanali diocesani in Italia sono una realtà che edita circa 800mila copie complessive, per un numero di lettori attorno ai 2.400.000. Questo ponderoso volume si propone come una fotografia dei settimanali esistenti e delle loro diverse tipologie, ne ripercorre la storia, la difficile situazione che caratterizza il presente e poi si volge in avanti per rispondere all’interrogativo se ci sia un futuro per la stampa. “Questo libro non vuole essere l’ultima fotografia di gruppo dei giornali delle Chiese italiane. Lo scrivo per ridare speranza e rilanciare la stampa diocesana – annota l’autore nell’introduzione –. Ma per non scomparire è necessaria una svolta”.

Il volume si articola in sei parti. La prima fa rivivere la storia dei settimanali cattolici, partendo dalla proclamazione dell’unità d’Italia nel 1861, citando tra l’altro alcuni passaggi dell’enciclica Etsi Nos di Leone XIII, datata 1882, con i quali il Pontefice intende dare impulso alla stampa cattolica per avversare l’onda liberale, con l’invito esplicito a fondare giornali anche quotidiani per contrastare le idee e le testate degli anticlericali. I settimanali diocesani sono poi protagonisti della vivace stagione editoriale d’inizio XX secolo, mentre attraversano grandi difficoltà durante il ventennio fascista. Segue la stagione conciliare, per arrivare ad oggi, con un elenco dettagliato delle testate cattoliche locali suddivise per regioni, accompagnato da dati e da una breve storia di ciascuna e da alcune riflessioni complessive.

La seconda parte, intitolata “Il futuro è integrato”, delinea i nuovi scenari dell’informazione, declinandone alcune caratteristiche: globale, in tempo reale, affidabile, interattiva, gratuita. La terza affronta “il processo storico di autocoscienza della Chiesa come soggetto di comunicazione non solo tramite la Parola di Dio , l’arte e le immagini, ma anche con i mass media”, con un excursus dalla fine dell’800 ad oggi. Da un iniziale atteggiamento di difesa, rilevabile nell’enciclica Quanta Cura di Pio IX e nel Sillabo, a nuove aperture che testimoniano la comprensione delle potenzialità dei media per la diffusione del messaggio evangelico. Durante il Concilio Vaticano II si svolge una discussione sui mass media, che darà vita ad un documento ad essi dedicato: l’Inter Mirifica, mentre Giovanni Paolo II definirà poi i media “areopaghi moderni” nell’enciclica Redemptoris missio.

La quarta parte del volume traccia “l’identikit” del settimanale diocesano all’inizio del terzo millennio, “immerso in un ambiente mediatico rivoluzionato e aggredito da una parte dalla crisi economica, dall’altra dalla concorrenza del web”. La quinta parte si sofferma sulla questione del pluralismo dell’informazione, mentre la sesta fornisce infine una ricca bibliografia.

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