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Il ritorno della sociologia

Un seminario del prof. Antonio Saccà per analizzare la crisi del capitalismo e i fattori che mettono a rischio la tenuta del sistema sociale

La comprensione interpretativa dei fatti e dei rapporti sociali pareva destinata all’oblio sostituita dai calcoli computazionali degli algoritmi e dei software. E invece, dopo un periodo di parziale declino, la Sociologia sta tornando ai fulgori degli Anni Ottanta.

Nell’ultimo ventennio la scienza che studia i fenomeni della società umana, indagandone gli effetti e le cause, aveva avuto una battuta d’arresto a causa dell’affermarsi della visione economicista, dove il cosiddetto “mercato” viene elevato al rango di esclusivo “dominus” dell’organizzazione sociale, in base all’idea riduttiva che tutto abbia un prezzo.

Ma ora è in atto una decisa inversione di tendenza che tocca un po’ tutti gli ambienti della politica e del mondo accademico. La ragione è evidente: stiamo vivendo fenomeni sociali non comuni. La crisi economica che non accenna a finire. La profonda modificazione degli assetti geopolitici con l’avvento di paesi che sembravano destinati alla marginalità, e che invece aspirano ad essere protagonisti della scena planetaria. Con effetti problematici in rapporto ai paesi che credevano di dominare il mondo.

È il caso di Cina, India, Russia post comunista: nazioni che non accettano il definitivo primato degli Stati Uniti, innescando una contesa che è causa di tensioni e persino di guerre. A ciò si aggiungono: il magma per le diverse posizioni religiose e di potenza di area nel mondo islamico; i complessi rapporti dell’Islam con il mondo occidentale; le possenti migrazioni, per bisogno, per la libertà, per le guerre; la denatalità europea; il rischio ambientale. E ultima ma non marginale questione: il cambiamento delle forme produttive con l’avvento dell’informatica, della robotica e dell’intelligenza artificiale.

In questo caos globalizzato, occorre segnalare lo sforzo delle religioni – e di quella cattolica in particolare – per il dialogo, la pace e la giustizia sociale, secondo i principi di natura etica che trovano una forte affermazione nella dottrina cristiana.

È importante che il grande pubblico divenga sempre più consapevole delle riflessioni sociologiche in atto per comprendere e, se possibile, orientare questo miscuglio di fattori contraddittori prima che possano determinarsi rischi di deflagrazione.

Per cogliere, analizzare, far conoscere, per quanto possibile, queste problematiche, il prof. Antonio Saccà, già docente alla Scuola di perfezionamento in sociologia e ricerca sociale dell’Università di Roma “La Sapienza”, organizza un Seminario di sociologia con la collaborazione dell’associazione Il veliero azzurro, presieduta da Michele Evangelista.

Le riflessioni di Saccà riguarderanno da un lato le personalità che hanno contribuito alla formazione della sociologia (Auguste Comte, Emile Durkheim, Adam Smith, Karl Marx), dall’altro l’analisi delle società dalla Grecia al mondo attuale, e le prospettive eventuali.

Gli incontri avverranno ogni mercoledì, a partire dal 2 novembre 2016, presso l’Associazione culturale “Gabriella Ferri”, via Galantara 7 (Largo Beltramelli), Roma. L’iniziativa gode del patrocinio del Comune di Roma IV Municipio e l’ingresso è libero.

Saggista, narratore e poeta, Antonio Saccà ha pubblicato diversi libri di successo, come ad esempio: Storia della sociologia (Newton&Compton, 1995). La sua produzione letteraria più recente esprime l’esigenza di rendere testimonianza degli impetuosi cambiamenti in atto, che minacciano le nostre radici antropologiche. Particolarmente significativo in tal senso il suo volume Il mio prossimo sono io (2015, Edizioni Artescrittura).

Filo conduttore del libro è una riflessione di natura socio-economica che descrive le contraddizioni dell’attuale capitalismo, approdato ad una sponda distruttiva che cancella il lavoro e persegue il profitto attraverso l’impoverimento delle masse. Poggiando su un cocktail micidiale tra tecnologia, globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia. Facendo rimpiangere (e qui è evidente il riferimento a Rousseau) lo stato di natura dove “l’individuo almeno è libero, non ha una legalità da rispettare, può difendersi, mentre nello stato di società l’individuo, dovendo obbedire alla legalità, non può lottare contro la prepotenza perché la prepotenza ti schiaccia con il diritto”.

Saccà focalizza i fattori di crisi che mettono a rischio la tenuta del sistema. Fattori di crisi che aveva già individuato (e problematizzato) da tempo: a partire dal 2008, l’anno dei primi grandi crolli finanziari, quando pochi ne prevedevano le implicazioni. Già allora Saccà poneva una domanda che ancora oggi attende risposta: questa è “una delle crisi del capitalismo” oppure è “la crisi del capitalismo”?

Ma la crisi economica – spiega Saccà – altro non è se non la punta dell’iceberg di una crisi di civiltà più vasta. E allora occorre “ricostruire la civiltà”. Già, ma quale civiltà vogliamo? A questo proposito, Saccà ha un’idea precisa: “L’educazione sociale dovrebbe avere come scopo fondamentale di insegnare ad ammirare l’uomo di genio, questo trasfigura una società in civiltà. L’ammirazione è la base della civiltà. I problemi pratici vanno risolti ma non sono la civiltà, costituita dalle manifestazioni qualitative in arte, cultura, rapporti umani”.

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