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Ingresso a Gerusalemme, di Giotto di Bondone / Wilimedia Commons - Source/Photographer Web Gallery of Art, Public Domain

Il “puledro della pace” che manca alla storia attuale

L’uomo è da sempre il veicolo privilegiato scelto da Dio per evitare il fallimento del progetto di salvezza del Padre…

“…e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada”. Non c’è immagine più bella per augurare al mondo interno, nella domenica delle Palme, un possibile futuro di pace e di dialogo nell’amore di Cristo, senza vergognarsi o arrossire. Come non capire, anche nell’era di internet, che il Messia entri a Gerusalemme come il simbolo più alto e rappresentativo della Pace mai conosciuto.

Espressione permanente di quella riconciliazione tra i popoli e le singole persone, difficile ad affermarsi, anche dove sembri che il benessere materiale abbia inaugurato una stagione di felicità e di ricche prospettive. Sono bastati in questi giorni una auto bomba nel centro di Berlino e gli spari di una operazione antiterrorismo a Bruxelles, per mettere in seria difficoltà le autorità e le popolazioni di Germania e del Belgio.

Si vive nella paura, mentre migliaia e migliaia di persone nel fango, pioggia e nella disperazione, chiuse le vie dei Balcani, non sanno più dove andare. Un quadro desolante che non fa onore all’Europa e che, secondo il presidente Mattarella in visita in alcuni Paesi Africani, sconfessa le sue radici di democrazia e di libertà. Vedremo se l’accordo con la Turchia potrà cambiare il quadro generale! Molti governi sono solo bravi ad esibire i muscoli; i loro carri armati di ultima generazione; gli aerei di guerra super dotati tecnologicamente, altro che i “puledri” della pace! Troppa gente comune, senza un perché, continua a subire e anche a morire!

A parole comunque si invoca sempre la bellezza della pacificazione generale, ma il cuore di chi governa i processi più sensibili, privo degli elementi soprannaturali che alimentano il valore della pace, va verso un’altra direzione tutta umana. Senza lo Spirito Santo nessun uomo, potente o meno che sia, potrà mai conoscere i pensieri del Padre, secondo i quali è chiamato a camminare sapientemente nella Storia.

Finito il periodo di preparazione quaresimale si spera che la settima santa rilanci, nella condivisione e nel perseguimento del benessere comune, la parte migliore dell’uomo. Essa trova la ragione principale della sua presenza terrena, proprio nell’ascolto dello Spirito. Riflettiamo, in proposito, su alcune espressioni del teologo di mons. Di Bruno, tratte da una sua più completa riflessione:

“Anche se conosciamo la Scrittura, la teologia, l’ascesi, la mistica, la morale e ogni altra scienza sacra e profana, senza lo Spirito manchiamo della conoscenza di ciò che il Signore vuole personalmente da noi. Di certo da noi non vuole soltanto l’osservanza dei Comandamenti o della Parola del Vangelo. Lui ha scritto per noi un progetto di vita e vuole che sia realizzato, secondo il suo cuore e non secondo il nostro”.

Se osservassimo con cura gli eventi intorno a noi, ci renderemmo conto come spesso questa verità universale manchi della giusta adesione in campo politico, economico, sociale, culturale e più volte nell’ambito della singola vita privata, familiare o pubblica. Proprio nella Santa Pasqua il Figlio dell’Uomo ci manda il messaggio più significativo in questa direzione. Lui, uomo della scienza compiuta, conosce alla perfezione la missione che il Padre gli ha affidato e tutte le modalità con le quali dovrà portarla a conclusione.

Lui sa che dallo sventolio dei ramoscelli d’ulivo e dalla invocazione: “Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore”, la stessa folla passerà al grido inferocito di: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. Il Messia non si comporta ascoltando i suoi pensieri, pur se eletti e beati, ma segue quelli del Padre come dovrebbe fare ogni uomo guidato e sorretto dallo Spirito Santo.

Noi uomini dovremmo camminare su questa via ben definita, attraversando chiaramente le difficoltà che un percorso del genere inevitabilmente ci porrà dinnanzi. Sarà necessario misurarsi ogni giorno con la realtà truccata che ci circonda, ma senza scappare da essa si dovrà affrontarla con pieno equilibrio. Non bisognerà mai aver paura di spargere il seme del progetto di Dio su di noi. Lo si farà volta per volta che si avrà la consapevolezza della sua conoscenza, per consegnarlo al mondo a cui definitivamente esso appartiene.

È in questo incastro di piani personali di Dio su ogni uomo che si potrà definire il mosaico di una società “regno di pace”, dove risalti la supremazia dell’uomo riscattato dall’uomo e passato a Dio, unica vera certezza dei tempi passati, presenti e futuri.

Il messaggio è chiaro e non appartiene solo a chi va domenica a Messa o segue con costanza le catechesi, nonché le ritualità ecclesiali, va oltre! Risiede in qualsiasi cuore, senza fermarsi davanti a categorie umane speciali; censi ragguardevoli; ruoli alto locati; intelligenze raffinate; posizioni sociali invidiabili; proprietari di nuovi vitelli d’oro; adoratori e promotori di un Dio fai da te.

Bisogna, se veramente si vuole mettere mano ad un futuro migliore per l’umanità, non dipendere più completamente dalle proprie teologie, filosofie, scienze, oppure da propri pensieri quotidiani o gusti personali prefabbricati. È necessario perciò alzare il tiro e capire, una volta per tutte, che l’uomo è molto di più di quello costruito dalla società dei consumi e dalle relazioni virtuali nella rete.

Egli è da sempre il veicolo privilegiato scelto da Dio per evitare il fallimento del progetto di salvezza del Padre che oggi, come da duemila anni a questa parte, passa necessariamente dal cammino di ognuno nella Parola consegnatagli con il vangelo di Gesù.

Diventa indispensabile che anche i credenti cambino la loro teologia sul Messia del Signore, tutta volta a delle attese particolari che vengono dalla carne e non dallo Spirito di Dio. Ne deriva una società proiettata verso un lento declino; distratta da scintillanti promozioni esistenziali e da mille artefici industriali; pronta a confondere la missione dell’uomo assegnata da Dio, per reggere le sue allegre e comode fantasie. Un tempo che priva ancora la storia attuale di quel “puledro della pace”, necessario a riconciliare l’umanità.

Chi volesse contattare l’autore può scrivere al seguente indirizzo email: egidiochiarella@gmail.com. Sito personale: www.egidiochiarella.it. Per seguire la sua rubrica su Tele Padre Pio: https://www.facebook.com/troppaterraepococielo

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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