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Il posto del cuore, del sorriso e dell’anima

Abbiamo bisogno di ritrovare relazioni vere, oltre lo schermo del computer

Cinquant’anni fa, nelle classifiche musicali americane, trionfava una canzone meravigliosa: The Sound of Silence di Simon e Garfunkel.

Ricordate le parole di questo capolavoro? Richiamavano l’attenzione sul grave problema dell’incomunicabilità e dei silenzi che separano gli esseri umani.

Oggi qualcuno potrebbe dire che si tratta di un messaggio superato. Siamo, infatti, nell’era delle grandi comunicazioni. È sufficiente spingere un tasto del computer per entrare in contatto, via internet, con persone che abitano a migliaia di chilometri di distanza.

Eppure, se ci pensiamo bene, il testo di The Sound of Silence è sempre attuale, soprattutto nella parte in cui descrive persone che parlano senza dire nulla e persone che ascoltano senza capire (“People talking without speaking, people hearing without listening”).

Probabilmente, oggi, tutta la grande comunicazione che ci avvolge è solo un’immensa illusione.

I rapporti umani diventano sempre di più rapporti mediati. Vale a dire, relazioni indirette e limitate nelle emozioni, in quanto filtrate attraverso alcuni strumenti: il computer, il telefonino, il blog, il messaggino, la chat, il social network.

Non c’è nulla di male, ovviamente, in questi mezzi di comunicazione. Dipende dall’uso che se ne fa. Come con un bisturi. Nelle mani di un bravo chirurgo può salvare tante vite umane. Ma se finisce nelle mani di un pazzo, può uccidere.

I problemi nascono quando i nuovi mezzi di comunicazione diventano troppo invasivi nella vita delle persone. Rischiano di prendere il posto del cuore, dell’anima, di una voce o di un sorriso.

Sempre più giovani si ritrovano intrappolati nelle piazze virtuali, che hanno preso il posto dei cortili di una volta. In questo modo, sono in difficoltà nel costruire le relazioni con gli altri.

A volte le relazioni mediate possono diventare davvero disumane. Pensiamo, ad esempio, a ciò che accade in occasione delle feste. Il telefono cellulare e l’email permettono di mandare lo stesso messaggio d’auguri, contemporaneamente, a più persone.

La sana tradizione di telefonare o di spedire un biglietto è stata a poco a poco sostituita da messaggini uguali per tutti, inviati spingendo un tasto del proprio apparecchio.

La persona alla quale augurare “Buon Natale” non esiste più. È diventata un numero in una rubrica telefonica. Un banale bersaglio da raggiungere.

I nuovi mezzi di comunicazione si basano su una grande contraddizione. Danno l’illusione dell’onnipotenza, perché consentono di entrare in contatto con tanta gente attraverso il computer.

Ma, prima di tutto, bisognerebbe domandarsi: che cos’è davvero l’amicizia? Con chi sto comunicando? Qual è la qualità della mia comunicazione?

L’invasione, sempre più forte, del virtuale nella vita dei giovani suscita alcuni interrogativi. Come si fa a considerare il prossimo, se non ci si abitua realmente ad incontrarlo e a dialogare con lui? Come si possono prendere a cuore i suoi problemi?

Per invertire la rotta, può essere utile aiutare i ragazzi a riscoprire la bellezza dei rapporti umani autentici. Rinchiudersi troppo nel mondo virtuale significa, in fondo, rifiutare di confrontarsi con altri. Significa rinunciare ad impegnarsi, perché il rapporto diretto con il prossimo rappresenta anche un impegno, uno sforzo per mettersi in discussione.

È importante aiutare i giovani a cercare le persone vere. Insegnare a vivere con loro, per comprenderle e amarle sul serio. Non attraverso la barriera di uno schermo o di un telefonino.

Questo sforzo personale potrà sicuramente contribuire alla crescita dei ragazzi, aiutandoli a sviluppare meglio i rapporti personali e di amicizia nel resto della loro vita. Una vita che non è mai isolamento, ma relazione vera ed incontro con gli altri.

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