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Il popolo cileno contro l’aborto e per un umanesimo integrale

Sabato scorso oltre 100mila persone a Santiago del Chile hanno manifestato contro una legge che depenalizza l’interruzione di gravidanza

I media occidentali pro-aborto hanno avuto buon gioco, mesi orsono, nel descrivere il progetto di legge in discussione nel Senato cileno come un tentativo di cancellare il divieto di interruzione di gravidanza imposto da Pinochet.

Sottolineare la paternità di questa legge a un dittatore considerato un bieco sanguinario a livello internazionale, innesca nell’opinione pubblica un riflesso pavloviano di consenso alla sua eliminazione.

In effetti, l’approvazione della legge cilena in questione – che come quelle di El Salvador, Nicaragua, Honduras, Haiti, Suriname, Andorra, Malta e Santa Sede vieta l’aborto in ogni condizione – è stato uno degli ultimi atti del regime di Augusto Pinochet. Era l’anno 1989.

Da quel momento, nessuno dei Governi democratici che si sono succeduti in Cile dal 1990 ha mai modificato questa norma, che bandisce l’interruzione di gravidanza anche nei casi di incesto o stupro (casi per i quali la legge precedente a Pinochet autorizzava il ricorso all’aborto).

Nessuno fino a Michelle Bachelet, l’attuale presidente socialista che già quando era ministro della Salute, dal 2000 al 2002, si era impegnata invano in politiche favorevoli all’aborto e ad introdurre la pillola del giorno dopo.

Il lavoro abbandonato suo malgrado da ministro, lo ha ripreso in veste di massima carica dello Stato. Nel gennaio scorso il suo Governo ha infatti presentato in Parlamento un progetto di legge per autorizzare l’aborto in tre casi: quando è in pericolo la vita della madre, per malformazioni del feto e quando la gravidanza è frutto di uno stupro.

Il testo, approvato alla Camera tra feroci polemiche, è ora in discussione in Senato. Le polemiche tuttavia non si sono sedate.

Le fila dei contrari a questa modifica sono nutrite e trasversali. Nel dibattito interno, non ha importanza chi sia l’autore dell’attuale legge, bensì il suo contenuto.

È così che sabato scorso, nell’ambito dell’enorme “Celebrazione per la vita” che si è svolta nella capitale Santiago del Chile, si sono ritrovati a difendere il divieto d’aborto anche persone che non destano sospetto d’aver mai nutrito simpatie verso il regime di Pinochet.

Per la prima volta nella storia del Paese, tutte le confessioni cristiane – cattolici, ortodossi, anglicani, metodisti, pentecostali – si sono riunite per manifestare la propria contrarietà all’interruzione di gravidanza e il proprio sostegno alla vita. La stampa cilena ha parlato di oltre centomila partecipanti.

Tra loro, anche il card. Ricardo Ezzati, arcivescovo di Santiago del Chile, e i suoi colleghi cardinali Francisco Javier Errázuriz Ossa e Jorge Arturo Medina Estévez.

L’arcivescovo di Santiago ha detto che la decisione che sono chiamati a prendere in Senato non può lasciare indifferente il popolo, “dal momento che si sta mettendo in discussione il sacro valore della vita dal concepimento alla morte naturale, vita che dobbiamo non solo proteggere ma anche promuovere in tutte le sue dimensioni”.

Il porporato si è detto soddisfatto della grande partecipazione e ha rilevato che il “sì alla vita”, oltre ad essere dono di Dio, è “il più inestimabile patrimonio della nostra patria”. Non solo il diritto alla vita dei nascituri, il card. Ezzati ha declamato anche quello di altre categorie sociali svantaggiate: bambini e giovani abbandonati, senzatetto, donne che subiscono abusi, lavoratori che non godono di un salario dignitoso, popoli a cui non è riconosciuta la propria identità.

Con il riferimento a un umanesimo integrale, il cardinale si è fatto interprete dell’ampio respiro che il popolo cileno ha voluto dare alla marcia: insieme a striscioni inneggianti la difesa della vita sin dal concepimento, ce n’erano alcuni che chiedevano al Governo stipendi e pensioni che consentano “una vita degna” a lavoratori e anziani.

Del resto “la difesa della vita nascente è strettamente legata alla tutela di ogni diritto umano”, come ha ricordato il vescovo di San Bernardo, mons. Juan Ignacio González Errázuriz, recentemente ascoltato in audizione dalla Commissione Salute del Senato.

A testimoniare il successo della manifestazione, l’hashtag #CelebracionPorLaVida, che ha raggiunto su Twitter il settimo posto di interazioni a livello mondiale.

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