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Il Papa invita ad aprire gli orizzonti e pensare alla vita eterna

Non per sfuggire dal presente, ma per viverlo più intensamente

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 23 ottobre 2011 (ZENIT.org).- Un ampliamento di orizzonte per pensare alla vita eterna e vivere così meglio il presente è quanto Papa Benedetto XVI ha auspicato questo sabato nel discorso che ha pronunciato in seguito al concerto eseguito in suo onore nell’Aula Paolo VI del Vaticano.

Il concerto è stato offerto dalla “Bayerische Staatsoper” e ha previsto l’esecuzione di due capolavori di Anton Bruckner – il Te Deum e la Sinfonia n. 9 – da parte della “Bayerische Staatsorchester” e dell’“Audi Jugendchorakademie”, dirette rispettivamente dal Maestro Kent Nagano e dal Maestro Martin Steidler.

Nel discorso che ha rivolto agli artisti e a tutti i presenti al termine dell’esecuzione, il Pontefice ha sottolineato che ascoltare la musica di Bruckner “è quasi come trovarsi all’interno di una grande cattedrale, osservando le grandiose strutture portanti della sua architettura, che ci avvolgono, ci spingono in alto e creano emozione”.

Alla base della produzione del musicista, sia sinfonica che sacra, c’è “la sua fede, semplice, solida e genuina, conservata per tutta la vita tanto da voler essere sepolto nella chiesa dell’Abbazia di Sankt Florian, nella cripta, sotto il possente organo, che aveva suonato molte volte”.

Confrandolo con un altro esponente del tardo romanticismo, il grande direttore d’orchestra Bruno Walter affermava che “Mahler fu sempre alla ricerca di Dio, mentre Bruckner lo aveva trovato”.

La Sinfonia n. 9, ha ricordato il Santo Padre, “ha un titolo preciso, ‘Dem lieben Gott’, ‘Al buon Dio’, quasi egli avesse voluto dedicare e affidare l’ultimo e maturo frutto della sua arte a Colui nel quale aveva sempre creduto, ormai l’unico e vero interlocutore a cui rivolgersi, giunto all’ultimo tratto dell’esistenza”.

“Bruckner chiedeva al buon Dio di poter entrare nel suo mistero, di poter ascendere alle sue altezze, di poter lodare in cielo il Signore come aveva fatto in terra con la sua musica”.

Per Benedetto XVI, si tratta di “un richiamo anche a noi ad aprire gli orizzonti e pensare alla vita eterna”.

Ciò, ha aggiunto, “non per sfuggire dal presente, anche se segnato da problemi e difficoltà, ma piuttosto per viverlo ancora più intensamente, portando nella realtà in cui viviamo un po’ di luce, di speranza, di amore”.

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