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© Servizio fotografico - L'Osservatore Romano

Il Papa chiede di accogliere i migranti rifiutando “demagogie populistiche”

Nel suo discorso al Forum Internazionale “Migrazioni e Pace”, Francesco ha ricordato che bisogna coltivare “anche il diritto di non dover emigrare”

Deve essere “un imperativo morale” proteggere persone come la donna eritrea, quella peruviana e la famiglia canadese di origine italiana che hanno raccontato la loro esperienza di migranti stamattina, 21 febbraio 2017, nella Sala Clementina del Vaticano. Lo ha detto Papa Francesco incontrando i partecipanti alla sesta edizione del Forum Internazionale “Migrazioni e Pace”. L’evento, organizzato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, dallo Scalabrini International Migration Network (SIMN) e dalla Fondazione Konrad Adenauer, inizia oggi a Roma sul tema “Integrazione e sviluppo: dalla reazione all’azione”.

Ribadendo quanto già espresso in precedenti occasioni, Francesco ha chiesto di farsi prossimi alle persone che fuggono da situazioni di pericolo proponendo quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.

Il fenomeno migratorio, data l’ampiezza che assume nel contesto odierno, chiede a tutti – politica, società civile e Chiesa – di rispondere “in modo coordinato ed efficace”. Di qui l’invito del Vescovo di Roma a rifiutare quella “indole del rifiuto” che “induce a non guardare al prossimo come ad un fratello da accogliere, ma a lasciarlo fuori dal nostro personale orizzonte di vita”. Si tratta – ha rilevato il Pontefice – di un’indole “radicata in ultima analisi nell’egoismo e amplificata da demagogie populistiche”.

Ecco allora che Bergoglio propone “un cambio di atteggiamento”, che consiste nell’aprire “canali umanitari accessibili e sicuri” per chi fugge da guerre e persecuzioni. Essi vanno poi accolti “in spazi adeguati e decorosi”.

Questo è l’atteggiamento che suscita il verbo “accogliere”. Il secondo stadio indicato dal Papa ruota intorno al dovere di “proteggere”. Sulla scorta di Benedetto XVI, Francesco rammenta che “l’esperienza migratoria rende spesso le persone più vulnerabili allo sfruttamento, all’abuso e alla violenza”. Di qui la necessità di garantire i diritti umani di queste persone.

“Proteggere questi fratelli e sorelle è un imperativo morale da tradurre adottando strumenti giuridici, internazionali e nazionali, chiari e pertinenti”, l’appello del Papa. Il quale pone l’accento in particolare sulla essenziale lotta “contro i ‘trafficanti di carne umana’ che lucrano sulle sventure altrui”.

Proteggere però non basta. Il Papa invita anche a “promuovere” lo “sviluppo umano integrale di migranti, profughi e rifugiati”. Ma “la promozione umana dei migranti e delle loro famiglie – precisa – comincia dalle comunità di origine, là dove deve essere garantito, assieme al diritto di poter emigrare, anche il diritto di non dover emigrare, ossia il diritto di trovare in patria condizioni che permettano una dignitosa realizzazione dell’esistenza”.

A tal fine – ha spiegato – “vanno incoraggiati gli sforzi che portano all’attuazione di programmi di cooperazione internazionale svincolati da interessi di parte e di sviluppo transnazionale in cui i migranti sono coinvolti come protagonisti”.

Ultimo dei quattro verbi evocati dal Papa è “integrare”. L’integrazione – ha precisato – “non è né assimilazione né incorporazione”, bensì si fonda “sul mutuo riconoscimento della ricchezza culturale dell’altro”. Pertanto essa “non è appiattimento di una cultura sull’altra, e nemmeno isolamento reciproco, con il rischio di nefaste quanto pericolose ‘ghettizzazioni’”.

Per questo Francesco ricorda che chi arriva “è tenuto a non chiudersi alla cultura e alle tradizioni del Paese ospitante, rispettandone anzitutto le leggi”. Essenziale è anche il ruolo delle popolazioni ospitanti, le quali “vanno aiutate, sensibilizzandole adeguatamente e disponendole positivamente ai processi integrativi”. Ne deriva il bisogno di formulare “programmi specifici, che favoriscano l’incontro significativo con l’altro”.

Tutto questo – soggiunge il Pontefice – è “un dovere”, di “giustizia”, di “civiltà” e di “solidarietà”. Secondo lui, “non può un gruppetto di individui controllare le risorse di mezzo mondo” e “non possono persone e popoli interi aver diritto a raccogliere solo le briciole”.

Inoltre – ha continuato – l’impegno “a favore dei migranti, dei profughi e dei rifugiati è un’applicazione di quei principi e valori di accoglienza e fraternità che costituiscono un patrimonio comune di umanità e saggezza cui attingere”.

Del resto “non possono che sgorgare spontanei sentimenti di empatia e compassione” di fronte alle tragedie che colpiscono i migranti. “È dovere di solidarietà contrastare la cultura dello scarto e nutrire maggiore attenzione per i più deboli, poveri e vulnerabili”, ha dunque concluso.

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Qui è possibile leggere il testo integrale del discorso del Papa.

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