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Il Papa agli Orionini: “La fede non diventi ideologia e la carità filantropia”

Ai partecipanti al capitolo della Piccola Opera della Divina Provvidenza, Francesco ricorda l’invito di Don Orione ad essere “servi di Cristo e dei poveri”

“I preti che corrono”. Così venivano chiamati gli orionini dalla gente che li vedeva sempre in movimento, sempre in mezzo al popolo, “con il passo rapido di chi ha premura”. Una espressione affettuosa che Papa Francesco ha voluto richiamare oggi, durante l’udienza in Vaticano ai partecipanti al Capitolo Generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza, per rinnovare la costante esortazione del fondatore don Luigi Orione “a non rimanere chiusi nei vostri ambienti, ma ad andare ‘fuori’”.

“C’è tanto bisogno di sacerdoti e religiosi che non si fermino solo nelle istituzioni di carità – pur necessarie – ma che sappiano andare oltre i confini di esse, per portare in ogni ambiente, anche il più lontano, il profumo della carità di Cristo”, sottolinea il Papa. Che invita “a non perdere mai di vista né la Chiesa né la vostra comunità religiosa”; anzi, dice, “il cuore deve essere là nel vostro ‘cenacolo’, ma poi bisogna uscire per portare la misericordia di Dio a tutti, indistintamente”.

L’annuncio del Vangelo, specie ai giorni nostri, richiede infatti “tanto amore al Signore” ma anche “una particolare intraprendenza”, osserva il Pontefice. E come affermava San Bernardo “Amor est in via”: l’amore è sempre sulla strada, in cammino. Perciò tutti “siamo incamminati nella sequela di Gesù.” “La Chiesa intera – evidenzia il Santo Padre – è chiamata a camminare con Gesù sulle strade del mondo, per incontrare l’umanità di oggi che ha bisogno del pane del corpo e del divino balsamo della fede”, come scriveva Don Orione.

Egli riassumeva l’identità della sua Congregazione in poche parole: «Servi di Cristo e dei poveri». “L’essere servi di Cristo – spiega Bergoglio – qualifica tutto ciò che siete e che fate, garantisce la vostra efficacia apostolica, rende fecondo il vostro servizio”.

Pensando ancora al fondatore il Papa incoraggia a seguirne le indicazioni, specie la raccomandazione “a cercare e medicare le piaghe del popolo, curarne le infermità, andargli incontro nel morale e nel materiale”. In questo modo “la vostra azione sarà non solamente efficace, ma profondamente cristiana e salvatrice’” e, così facendo, “non solo imiterete Gesù buon Samaritano, ma offrirete alla gente la gioia di incontrare Gesù e la salvezza che Egli porta a tutti”.

“La strada maestra – sottolinea allora il Papa – è tenere sempre unite queste due dimensioni della vostra vita personale e apostolica. Siete stati chiamati e consacrati da Dio per rimanere con Gesù e per servirLo nei poveri e negli esclusi dalla società – aggiunge – In essi, voi toccate e servite la carne di Cristo e crescete nell’unione con Lui, vigilando sempre perché la fede non diventi ideologia e la carità non si riduca a filantropia”.

Di qui un ulteriore incoraggiamento  a testimoniare “la bellezza della consacrazione” così da essere esempio per i giovani. “La vita genera vita, il religioso santo e contento suscita nuove vocazioni”, dice il Papa. E conclude affidando gli orionini alla materna protezione della Vergine Maria, da loro venerata come Madre della Divina Provvidenza.

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