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Il mondo si mobilita per la Siria, ma le risorse scarseggiano

In Kuwait si sono conclusi i lavori della Conferenza dei donatori della Siria: raccolti 3,8miliari di dollari a fronte degli 8,4 che servirebbero

In Siria dovrebbero arrivare prossimamente 3,8miliardi di dollari per gli aiuti alla popolazione e ai profughi. Lo ha annunciato oggi, a Kuwait City, al termine dei lavori della Conferenza dei donatori della Siria, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon.

Un sostegno di cui i siriani hanno estremamente bisogno. In quattro anni di guerra, i morti sono oltre 200mila, mentre 4milioni sono i rifugiati oltreconfine (soprattutto in Turchia, Libano e Giordania) e 8milioni i profughi interni al Paese. Sono 12milioni, più della metà dell’intera popolazione, le persone che necessitano assistenza medica, cibo ed elettricità.

Tra coloro che si sono impegnati a finanziare gli aiuti per il popolo siriano, si contano 78 Paesi e una quarantina di organizzazioni non governative. L’emiro del Kuwait, Sheikh Sabah al-Ahmed al-Jaber al-Sabah, il quale ha ospitato la conferenza, ha annunciato uno stanziamento di 500milioni di dollari (465 milioni di euro).

1,1miliardi di euro d’aiuti arriveranno invece dalla Commissione europea e dai 28 Stati membri dell’Unione europea. Gli Stati Uniti si impegnano invece a donare 507milioni di dollari.

Secondo la stima dell’Onu, servirebbero circa 8,4miliardi di dollari, entro la fine del 2015, per alleviare le sofferenze dei siriani. Finora c’è solo il 10% della somma necessaria nelle casse delle agenzie delle Nazioni Unite impegnate sul terreno del conflitto.

Durante la conferenza si è levato anche l’appello a fermare l’invio di armi in Siria. Riccardo Sansone, coordinatore degli aiuti umanitari della confederazione Oxfam, afferma: “Oltre agli aiuti e all’accoglienza, i governi in occasione della conferenza in Kuwait hanno tutto il peso politico necessario a chiedere la fine della crisi e delle terribili violazioni che i civili siriani affrontano ogni giorno. Dovrebbero unire le voci per chiedere un rinnovato processo politico in linea con la conferenza di Ginevra del 2012, e fermare l’invio di armi e munizioni in Siria, che continua ad alimentare il conflitto”.

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