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Il “miracolo” dello sport

È in corso in Messico il Congresso della World Association for Cultural Psychiatry. Affrontato il tema del “Calcio sociale”

Si tiene in questi giorni in Messico, a Puerto Vallarta, nella regione del Jalisco, il 4° Congresso della World Association for Cultural Psychiatry, associazione scientifica che si occupa dei rapporti tra cultura e psichiatria, dell’impatto dei cambiamenti sociali e dei fenomeni culturali sulle manifestazioni funzionali e patologiche della mente e sui diversi modelli di cura dei disturbi mentali.

Studiosi di tutto il mondo si scambiano informazioni cliniche e sulle prassi di intervento nel campo della salute mentale in particolare riguardo i fenomeni migratori, le catastrofi naturali, la sicurezza ed i conflitti sociali. Uno spazio particolare nel congresso ha l’argomento della spiritualità, inteso tanto nella forma di religiosità, quanto in quella di senso dell’esperienza personale. In questo contesto si è parlato dei valori dello sport, elementi immateriali che determinano il grande potere dello spirito sportivo. Lealtà, coraggio, tenacia, confronto con i propri limiti, senso di appartenenza, rispetto delle regole, dell’avversario, di sé, fratellanza universale, spirito di sacrificio, determinazione, affidabilità, coerenza: tutti valori utili per la promozione della dignità umana e della salute mentale.

Partecipando ai lavori del congresso ho avuto modo di mostrare una serie di esperienze italiane. Quella del “Calcio sociale”, che poche settimane fa ha festeggiato il decennale della nascita. Un calcio per l’integrazione e per la giustizia sociale nato in un quartiere della Roma bene per spostarsi verso le periferie del Serpentone di Corviale a portare cultura non solo sportiva e solidarietà. L’esperienza della squadra nazionale che rappresenterà l’Italia al primo torneo mondiale di calcio per persone con problemi di salute mentale che si terrà a fine febbraio del prossimo anno in Giappone, ad Osaka. L’esperienza dei Liberi Nantes, squadra di rifugiati politici e di guerra, che usa il calcio per l’integrazione di immigrati di diverse nazioni, religioni ed abitudini con la nostra cultura. Per finire con l’esperienza del Calcio solidale, intuizione istituzionale in una città come Roma, quotidianamente sotto l’occhio del ciclone per la carenza di valori morali.

Sono tutte esperienze che vedono lo sport, quello “vero”, protagonista di “veri miracoli”. Il “miracolo” di ritrovarsi insieme a faticare, sudare, litigare e riappacificarsi per un fuorigioco, ritrovare nell’altro una persona che vive le nostre stesse emozioni e condivide le stesse regole e bisogni.

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